Amarone della Valpolicella: che non diventi una (lussuosa) commodity

raccolta uve Valpolicella

Come sarà l'Amarone della Valpolicella 2012? In questa vendemmia sono stati raccolti 800 mila quintali, 300 mila dei quali sono già nei fruttai, destinati a dare vini Amarone (tanto) e Recioto (poco). Ovviamente, per avere il dato del Valpolicella Ripasso 2012 basterà moltiplicare per due il volume di vino ottenuto dalle vinacce dei suddetti. Eppure non basta. O meglio, c'è chi dice che non basta. C'è chi dice che il mondo ha sete di Amarone, e quindi bisogna produrne di più. E piuttosto che da qualche parte comincino a bere Zinfandel appassito - l'appassimento è una tecnica miracolosa, livella le uve: e se uno non conosce l'Amarone della Valpolicella autentico, difficilmente si accorge della differenza - è meglio che bevano Amarone. "L'Amarone non deve restare un vino per pochi".

E perchè no? Dov'è scritto che un vino così complesso e costoso da produrre debba diventare una commodity? Dove (a parte che sui conti correnti delle aziende)? E' come se dicessi: siccome mi piace la Ferrari, ma costa un botto e una cifra (e mai potrò permettermela), perché deve restare un'auto per pochi? Perché non la popolarizzano, aumentandone la produzione (e abbassandone il prezzo)?

Perché quest'auto è, e deve restare (tra l'altro), un simbolo del made in Italy. Ebbene, anche l'Amarone della Valpolicella è un vino unico, nonostante s'ingegnino in mille modi a copiarlo/imitarlo/falsificarlo.

"Il vero Amarone, quello con gradazione adeguata, quello con caratteristiche di tipicità esclusive, quello del quale si cerca un'annata piuttosto che un'altra, quello che merita un prezzo proporzionato, è giusto che sia ricercato" dichiara per contro un produttore della Valpolicella storica.

Due filosofie a confronto: legittime entrambe, se non fosse che la prima appare facilmente attaccabile sul fronte della qualità delle uve, sul livello della quale si potrebbe discutere molto. Aumentare la produzione di Amarone infatti comporterebbe un ampliamento della superficie vitata o, in alternativa, dei quantitativi di uve da destinare all'appassimento. Il disciplinare ammette che possa essere posto nei fruttai fino al 65% del raccolto, anche se negli ultimi anni il Consorzio ha deciso di fermarsi al 50%. Il che, a ben guardare, è sempre tanto, troppo per un vino che vorrebbe apparire agli occhi del mondo "raro e caro". Ma non va dimenticato che, più dell'Amarone, è il Ripasso il cavallo da tiro della denominazione, i quantitativi del quale sono legati a filo doppio a quelli del fratello maggiore: lecito supporre che le sorti di questo vino sui mercati stiano a cuore ai produttori come e forse più di quelle dello stesso Amarone della Valpolicella.

E gli altri vini? E il Valpolicella d'annata? Sono sempre di meno le aziende che lo producono. Perchè farlo bene costa, "e a certi prezzi nessuno te lo compra", dicono. Forse perché non lo conoscono. Forse perché hanno ancora in mente certi Valpolicella insulsi e anonimi, fatti con quel poco che rimane dalla raccolta dei grappoli da mettere in fruttaio.

Ma, cari tutti, la terra dei grandi rossi veronesi si chiama Valpolicella. Non Amaronia o Ripassa. Trascurare il vino che porta il suo nome è, semplicemente, da stupidi. E se tanti produttori si ostinano in comportamenti stupidi, tocca al mercato - a noi consumatori - dargli qualche lezione (dopotutto, il vino lo fanno per venderlo a noi).

Per l'Amarone, cominciamo,  almeno noi italiani (sull'estero il lavoro di acculturazione è sempre più  lungo e complesso) a disdegnare l'ultima annata in commercio e a ricercarne di più vecchie. Oppure a comprarla e a dimenticarla in cantina.

Per il Valpolicella d'annata, impariamo a conoscerlo. Terroir Amarone ricomincerà le sue serate partendo da qui (23 ottobre 2012, alla Trattoria Dalla Rosa di San Giorgio di Valpolicella).

Dalla (dimenticata) base.

Consorzio Valpolicella e "Famiglie", prove di dialogo

Davide Gaeta

Riceviamo e volentieri pubblichiamo: COMUNICATO STAMPA

DAVIDE GAETA COORDINATORE DEL TAVOLO DI CONCERTAZIONE COSTITUTO TRA IL CONSORZIO VINI VALPOLICELLA E L’ASSOCIAZIONE DELLE FAMIGLIE DELL’AMARONE D’ARTE.

(Verona, 22 agosto 2012). Come anticipato a gennaio, nel corso di Anteprima Amarone 2008, il Consorzio Tutela Vini Valpolicella, attraverso il proprio Cda, ha deciso la costituzione di un tavolo di concertazione per individuare linee condivise sulla gestione futura della denominazione. Un passaggio che è stato ritenuto di fondamentale importanza, alla luce della discussione interna maturata tra chi auspica una limitazione della quantità di Amarone e Ripasso (tale da mantenere prezzi e valore aggiunto più elevati grazie al prestigio dei singoli marchi) e chi è convinto che lo sviluppo delle quantità abbia portato ad una valorizzazione complessiva delle produzioni e ad una ricchezza equamente distribuita sul territorio. Consolidare il successo dell’Amarone e tutelarne la produzione, unitamente a quella delle altre denominazioni della Valpolicella, sono i punti fermi a cui guarda il Consorzio nell’istituzione del tavolo, i cui argomenti cardine verteranno su:

- l’osservatorio continuativo vini tutelati dalla doc valpolicella, che non è un elenco dei prezzi di vendita delle aziende, ma un’analisi statistica dei vini afferenti alla denominazione presenti nella GDO in Italia e su otto mercati esteri, così da valutarne il reale posizionamento e quindi la percezione che di essi ha il Consumatore; - il nuovo ruolo e le nuove funzioni attribuite dalla legge al Consorzio a cui spettano le attività, con funzioni ERGA OMNES, di gestione e programmazione del potenziale produttivo, promozione e valorizzazione della denominazione, oltre che di tutela e vigilanza. Una sfida che chiama tutti a collaborare in nome di una garanzia estesa a tutti coloro i quali concorrono al successo della filiera; - il valore di Brand della denominazione e la sua sinergia con i marchi privati.

Il Presidente Christian Marchesini con il Consiglio di presidenza del Consorzio per la Tutela dei Vini Valpolicella e Sandro Boscaini, in rappresentanza dell’Associazione delle Famiglie dell’Amarone d’Arte che riunisce 12 tra i più storici produttori, hanno affidato a Davide Gaeta, produttore socio del Consorzio e docente universitario, il ruolo di coordinatore della discussione fra gli esponenti della filiera nell’ambito dell’ambizioso programma di valorizzazione della denominazione di origine Valpolicella. Scopo dell’incarico sarà la realizzazione di un programma comune, in stretta relazione con la Direzione ed il Consiglio, di scelte strategiche e comunicative tra brand aziendali e collettivi anche alla luce dei risultati che emergeranno dall’osservatorio prezzi internazionali dell’Amarone. Davide Gaeta, docente presso l’Università degli Studi di Verona, con cattedre in Economia dell’impresa vitivinicola e politica vitivinicola, è una figura molto conosciuta nel mondo del vino. Tra gli studiosi più accreditati e qualificati del settore, ha sempre affiancato alla propria carriera di docente importanti esperienze manageriali e noti incarichi istituzionali. La nomina del prof. Gaeta ha trovato unanime consenso anche in virtù della sua qualifica di Produttore di Amarone, titolare della Società Agricola Eleva a San'Ambrogio in Valpolicella, socia del Consorzio.

Soddisfazione da parte del Presidente delle Famiglie Storiche dell’Amarone Sandro Boscaini, che valuta positivamente il fatto che la discussione prenda il via sotto l’egida dell’autorevolezza di Davide Gaeta, oltretutto amico dell’Amarone e di chi lo produce. “Il tavolo si rende necessario – evidenzia – perché, nonostante il buon operato del Consorzio, all’interno di esso ci sono di fatto due anime. Da una c’è parte chi, come le Famiglie Storiche, si è sempre adoperato perché l’Amarone fosse sinonimo di un prodotto ineccepibile, posizionandolo all’apice nel mercato, ed elemento traino di tutti i vini della Valpolicella, volontà queste espresse in uno specifico manifesto nel quale i soci si riconoscono. E’ stato questo incessante lavoro, che ha prima elevato e poi mantenuto il prestigio del prodotto, a decretarne il successo, di cui si sta avvantaggiando anche chi, rappresentando la seconda anima, è più interessato a sfruttarne la fama per un mercato di più largo consumo, spesso senza un’adeguata attenzione a quell’eredità che ha fatto dell’Amarone la bandiera del territorio.” “Un’occasione da cogliere per sviscerare le problematiche della denominazione e appianare le divergenze”, anche per il Presidente del Consorzio Christian Marchesini, il quale auspica che il tavolo di concertazione sia l’abbrivio per dare forma alla visione futura della denominazione e alle sue prospettive. “Il professor Gaeta è conosciuto e apprezzato da tutti per la competenza e l’equilibrio che lo contraddistinguono. – afferma – Siamo convinti che l’apertura del tavolo sarà anche un’occasione per incrementare la collaborazione con l’Università di Verona nella direzione di creare un polo enologico veronese di alta qualità.”

Consorzio Tutela Vini Valpolicella cvalpolicella.rtv@libero.it

Ufficio stampa Famiglie dell’Amarone d’arte: interCOM: Benny Lonardi: 334/6049450 - direzione@agenziaintercom.it

A Villa Rizzardi c'è una meraviglia di giardino

Teatro di verzura dei Giardini Guerrieri Rizzardi

La Valpolicella non è solo terra di grandi vini: è anche terra di celebri e magnifiche ville venete. Basti pensare a Villa Santa Sofia, unico esempio di architettura palladiana (peraltro incompiuta) in territorio veronese. O a Villa Guerrieri Rizzardi. Entrambe sono immerse in uno spettacolare parco, ma mentre quello della prima non è quasi mai aperto, il giardino della seconda è più...abbordabile: le occasioni per visitarlo sono più d'una nel corso dell'anno. E una di queste si presenta proprio domenica 10 giugno, dalle 11 alle 18, in occasione della giornata delle "Dimore Storiche" d'Italia. Il giardino di Pojega - così si chiama la tenuta dei conti Guerrieri Rizzardi in quel di Negrar - fu creato per essere “posato” sulla distesa di vigneti e così ancora oggi ci appare: come un cuscino appoggiato su quella trama di prezioso broccato che sono le vigne.  Fu commissionato dal conte Antonio Rizzardi (1742-1808) all’architetto Luigi Trezza (1752-1823), che lo realizzò tra il 1783 e 1796.

L'idea del conte Rizzardi era di creare un giardino che «contenesse angoli segreti quali già vagheggiati da poeti e filosofi» e il cui centro fosse il “desiderio del cuore”, rappresentato a Pojega dalla fontana rotonda racchiusa da quinte in cipresso, mortella e lauro. A questa ispirazione di carattere umanistico-arcadico desiderò unire anche un grande senso della scenografia e del paesaggio, facendo di Pojega il “trionfo della prospettiva”.  Luigi Trezza preservò il concetto di giardino all’italiana, spettacolare e formale, conciliandolo con un concetto di disegno romantico, che realizzò nel boschetto. Nel tempo, la struttura di questo giardino (i cui disegni sono conservati nella Biblioteca Civica di Verona) è diventata famosa per essere l'ultima del suo genere a suo genere a essere creata in Italia.

Il giardino si estende su un’area di 35 mila metri quadri ed è disposto su tre diversi livelli paralleli, con un’appendice semicircolare dalla quale è stato ricavato il “teatro di verzura”: di chiara ispirazione greca, con siepi di bosso, questo teatro presenta sette ordini di gradinate in bosso intersecate da tre volate di gradini ed è uno dei più conosciuti al mondo.

Se per architetti e storici dell'arte, il cognome nobiliare Guerrieri Rizzardi è sinonimo di villa veneta e giardino all'italiana, per i wine lovers è però sinonimo di Valpolicella, Bardolino, Amarone, Ripasso: e infatti, da queste tenute i conti producono cru come Pojega ripassoClos Roareti,   Villa Rizzardi Amarone e Calcarole Amarone.

In occasione dell'apertura al pubblico di questo celebre giardino, verrà offerto ai visitatori anche un assaggio di Pojega Ripasso: un'opportunità da non lasciarsi sfuggire. Passeggiando in questa meraviglia di giardino, non si potrà che rimpiangere l'irrimediabile estinzione di uomini di cultura e intelligenza come Antonio Rizzardi e Luigi Trezza, il cui culto per la bellezza ci ha regalato capolavori come questo giardino, che tutto il mondo c'invidia.

Giardino di Pojega

Via Pojega 10

37024 Negrar, Valpolicella, Verona

info@pojega.com – www.pojega.com

tel 045-7210028 dal lunedì al venerdì  –  8:30-12:30/14:00-18:00

mail@guerrieri-rizzardi.it – www.guerrieri-rizzardi.it

Il Recioto della Valpolicella, il re che c'era

Recioto label
Recioto label

Il Recioto della Valpolicella sta diventando un vino sempre più raro. Molti produttori hanno smesso di farlo, e anche tra quelli che ancora lo producono non è facile trovarne di davvero buoni. Perchè questo è un vino viscerale: per essere buono deve innanzitutto piacere a chi lo fa. Solo una forte, radicata passione personale, infatti, giustifica l’impegno, il rischio, il lavoro e il costo di questo vino che ti costringe a tenere sotto stretto e costante controllo le lunghe settimane d’appassimento, e poi a sorvegliarne giorno e notte la fermentazione, cercando ogni volta di centrare  quel precarissimo equilibrio tra zuccheri-acidità-alcol-tannini che ogni annata propone in quantità e qualità diverse. Da un punto di vista legale, in Italia solo tre vini dolci da uve appassite possono fregiarsi per legge dell’etichetta Recioto; il rosso della Valpolicella, e i bianchi  di Soave e di Gambellara, a dimostrazione di quanto particolare e a tratti esclusiva sia la tecnica di produzione di questo vino.

Il quale non è semplicemente un prodotto da uve appassite e fermentazione interrotta, ma un vino poliedrico che può esprimersi in maniere molto diverse, al punto da arrivare ad accontentare  perfino chi dice di amare poco o nulla i vini (cosiddetti) dolci. L’ultima degustazione con cena di Terroir Amarone (stagione 2011-2012) alla Trattoria dalla Rosa Alda è riuscita ad offrire un saggio efficace proprio di questa versatilità, che ha figurato benissimo perfino in tavola. Grazie alla collaborazione dei produttori, presenti quasi in toto, sono sfilati sulle tavole dei quasi cinquanta commensali* ben 10 diversi Recioto, significativi di 6 tipologie.

Bottiglie di Recioto a Terroir Amarone
Bottiglie di Recioto a Terroir Amarone

L’apertura è stata affidata al Recioto Spumante della Cantina di Negrar: discreto nei profumi e di una dolcezza misurata al gusto, ha accompagnato alla perfezione l’antipasto di crostini con formaggi caprini e gelatina di ciliegie, e gli amaretti pastellati. Insieme a questo, il Recioto Selũn Fiori del Paste 2011 (Recioto da sagra) di Luigi Marconi, medaglia d’argento al concorso enologico del Palio del Recioto di Negrar 2012 ha sfoderato profumi freschi e ciliegiosi.

Il risotto con le erbette e i fiori di zucchina ha introdotto la serie dei Recioto tradizionali, ovvero quelli affinati in acciaio: dai profumi sottili di ciliegia sotto spirito e la struttura snella, tipica dei vini della Valle di Marano i Recioto di Corte Fornaledo e Luigi Aldrighetti (entrambi annata 2009), mentre più speziato, sempre molto elegante e mai eccessivo, con sentori di prugna, noci e fichi secchi il Recioto di Antolini (annata 2005). A questi ha fatto seguito seguito il Reciotodell’azienda Secondo Marco (2009), affinato in legno “rigenerato”; profumi di piccoli frutti rossi stramaturi e zuccheri sotto controllo per un vino dolce che non vuol strafare. Sorprendente, molto diverso da tutti, volontariamente eccessivo nei profumi floreali (che nulla avevano da invidiare a quelli del...  moscato rosa) così come nel gusto e negli zuccheri, il Recioto della Valpolicella L'Eremita di Ca’ Rugate 2009: unico Recioto della Valpolicella Doc, è un vino sontuoso, difficile da abbinare perchè molto ricco, ma anche molto intrigante.

Questi vini hanno accompagnato un secondo piatto composto da un delicato filetto di maiale con salsa al vino rosso, pere e mousse di sedano di Verona.

Gran finale con tre tipologie tra il raro e l’introvabile: due Recioto Amandorlato e un liquoroso.

Elisabetta Tosi presenta la degustazione alla Trattoria Dalla Rosa Alda, a San Giorgio di Valpolicella

Elisabetta Tosi presenta la degustazione alla Trattoria Dalla Rosa Alda, a San Giorgio di Valpolicella

La versione più generosa - perchè in bottiglia da 750 cl e non da 500... - è stata quella di Leonardo Cecchini: il suo Amandorlato 2007 fa coppia da sempre con la pissota, la tipica focaccia della Trattoria: un Recioto che sa di uva passa e viole. Vino signorilel’Amando, ultima creazione della Cantina di Negrar, contraddistinto da profumi di frutta rossa sotto spirito, prugne, cioccolato amaro e frutta secca assortita. In chiusura, il Fortificato dell’azienda Campagnola: un Recioto alcolizzato con brandy che profuma di fichi secchi e cacao.

Un vino completo, perfetto per la chiusura di una cena, per le chiacchiere tra amici o anche solo per la compagnia... di se stessi.

(*) chi dice che il vino dolce non interessa più a nessuno, mente.

Recioto della Valpolicella, il vino dell'amicizia

uva in appassimento

Il Recioto della Valpolicella è l'esame di maturità di un produttore. La dimostrazione definitiva del suo saper fare (il produttore) e saper essere (un produttore della Valpolicella)

L'Amarone puoi gestirlo, con il Recioto devi scendere a patti. Quando credi di averla spuntata, il vino si ribella e tutto quello che ottieni è un prodotto semplicemente dolce, spesso anonimo e insulso. A conti fatti, l'Amarone della Valpolicella è (relativamente) facile da realizzare: il Recioto, no.

In commercio si trovano tanti vini etichettati come Recioto della Valpolicella Docg, perchè legalmente lo sono: ma l'anima è un'altra cosa. Pochi ce l'hanno.

Il Valpolicella Ripasso è un vino tecnico, l'Amarone un vino tecnico e di stile, il Recioto è sensibilità e natura. La tecnica è importante, ma più importante ancora l'uva. Dev'essere la migliore della migliore annata; perciò se in giro trovate bottiglie di Recioto di ogni annata che il buon Dio manda in terra, sappiate che non contengono  emozioni, ma solo vini tecnicamente ben fatti ma dalla personalità incolore, perchè le annate da Recioto sono poche, sono ancor meno di quelle dell'Amarone.

Il Recioto è il vino più autentico della Valpolicella, quello in cui si esprime tutta l'arte e la scienza di un produttore in materia di viticoltura e vinificazione, la sua conoscenza dei vigneti e dell'ambiente, la sua capacità d'interpretare un'annata... Per questo in passato era considerato il vino più importante, il più pregiato; vino-medicina e vino dell'amicizia, da riservare agli ospiti più illustri e da offrire solo agli amici più cari. Lo tenevano in conto al punto da declinarlo in sette diverse tipologie: giovane, tradizionale (affinato in acciaio), rifermentato in bottiglia, innovativo (affinato in legno), liquoroso, spumante, amandorlato. Con il tempo, il cambiamento dei gusti, l'incapacità commerciale di adattarne la proposta ai diversi contesti, e la perdita del know how tecnico, buona parte di questa ricchezza è andata perduta, e oggi il  disciplinare riconosce solo 2 tipologie di questo vino: il Recioto fermo e il Recioto Spumante.

Ma le mode sono un pendolo; il futuro nel vino è spesso costruito riprendendo in mano il passato e rivisitandolo in chiave attuale. Oggi, qualche produttore sta tentando di recuperare le tessere perdute di quel mosaico di profumi e sapori che erano i diversi tipi di Recioto...

Convinti che i wine lovers e tutti gli appassionati di vini dolci in genere (e non) della Valpolicella (ma non solo), abbiano il diritto di saperne di più a proposito del Recioto e dei suoi volti, Terroir Amarone terrà una serata interamente e unicamente dedicata a questo vino martedì 29 maggio alle 20, presso la Trattoria dalla Rosa Alda, secondo le consuete modalità.

Porteremo in tavola Recioti dallo stile tradizionale e innovativo, amandorlati e non, spumanti e fermi... le sorprese non mancheranno. Il nostro auspicio è che, dopo questa serata, quando sentirete parlare di Recioto della Valpolicella potrete dire che non è il fratello negletto dell'Amarone, o il parente povero del Ripasso.

E' il loro padre.

Valpolicella Ripasso: la degustazione verticale (e incrociata)

La  degustazione  di Ripasso della Valpolicella alla Trattoria Dalla Rosa Alda

La degustazione di Ripasso della Valpolicella alla Trattoria Dalla Rosa Alda

Non capita spesso di riuscire a mettere insieme vecchie annate di Valpolicella Ripasso per tentare una verticale incrociata. Che fosse un’occasione unica l’hanno ben capito sia i produttori che hanno accettato di partecipare, sia soprattutto gli appassionati che non hanno voluto mancare alla serata. Tutto esaurito perciò, anche questa volta, alla Trattoria Dalla Rosa Alda, “base” delle degustazioni 2011-2012 di Terroir Amarone.  Perfino più dell’Amarone, il Valpolicella Ripasso è un vino di tecnica,  nel quale più del territorio emerge lo stile aziendale. Le uve tradizionali della Valpolicella - corvina, rondinella, molinara, corvinone, oseleta, croatina... -  non brillano per particolari doti di aromaticità o colore, e quando la viticoltura era finalizzata a fornire un prodotto alimentare e non edonistico, le coltivazioni intensive non potevano che dare uve in quantità, ma di qualità non eccelsa. E poichè anche in passato le produzioni migliori erano dirottate sui cosiddetti vini fini, di pregio, destinati alla vendita, per il consumo familiare bisognava accontentarsi di vini freschi molto semplici, scarichi di colore e leggeri di corpo.

Per dotare questi Valpolicella di una marcia in più, l’ingegno contadino si era allora inventato una tecnica tanto semplice quanto efficace: il ripasso del vino fresco sulle vinacce del Recioto (l’Amarone vero e proprio era di la’ da venire...). Ripasso che, all'epoca, era esattamente quel che diceva d'essere: un versare-il-vino-sulle-vinacce-recuperandolo-subito. Ma già questo era sufficiente per regalare a quel vinello un po’ di colore e di sostanza in più.

Non capita spesso di riuscire a mettere insieme vecchie annate di Valpolicella Ripasso per tentare una verticale incrociata. Che fosse un’occasione unica l’hanno ben capito sia i produttori che hanno accettato di partecipare, sia soprattutto gli appassionati che non hanno voluto mancare alla serata. Tutto esaurito perciò, anche questa volta, alla Trattoria Dalla Rosa Alda, “base” delle degustazioni 2011-2012 di Terroir Amarone.  Perfino più dell’Amarone, il Valpolicella Ripasso è un vino di tecnica,  nel quale più del territorio emerge lo stile aziendale. Le uve tradizionali della Valpolicella - corvina, rondinella, molinara, corvinone, oseleta, croatina... -  non brillano per particolari doti di aromaticità o colore, e quando la viticoltura era finalizzata a fornire un prodotto alimentare e non edonistico, le coltivazioni intensive non potevano che dare uve in quantità, ma di qualità non eccelsa. E poichè anche in passato le produzioni migliori erano dirottate sui cosiddetti vini fini, di pregio, destinati alla vendita, per il consumo familiare bisognava accontentarsi di vini freschi molto semplici, scarichi di colore e leggeri di corpo. Per dotare questi Valpolicella di una marcia in più, l’ingegno contadino si era allora inventato una tecnica tanto semplice quanto efficace: il ripasso del vino fresco sulle vinacce del Recioto (l’Amarone vero e proprio era di la’ da venire...). Ripasso che, all'epoca, era esattamente quel che diceva d'essere: un versare-il-vino-sulle-vinacce-recuperandolo-subito. Ma già questo era sufficiente per regalare a quel vinello un po’ di colore e di sostanza in più.

Bertani Secco 1953
Bertani Secco 1953

Oggi le cose sono molto cambiate, e l’evoluzione stilistica da un certo modo d’intendere il ripasso, più legato alle sue origini, all’attuale pratica, è rintracciabile nei vini che abbiamo assaggiato.

Pensati (anche) per durare nel tempo i Ripasso fino agli anni ’90, progettati per essere godibili e venduti subito tutti gli altri (con poche, lodevoli eccezioni). Non è un caso se certi Ripasso, all'estero, sono stati subito ribattezzati baby Amarone: vini che per alcolicità, colore, struttura niente hanno da invidiare all'Amarone vero e proprio, salvo, forse, qualche profumo di frutta fresca in più. Di fatto,si tratta di vini che hanno abbandonato il loro essere Valpolicella (fatto di freschezza e acidità) per presentarsi già maturi, con sentori di marmellata, confettura, caffè. I vini che abbiamo assaggiato, com’era prevedibile, più che il terroir d’origine riflettevano, almeno in parte, le caratteristiche dell’annata: evidentissime, per esempio, le note del calore dell’estate 2003 nei sentori d’incenso del Valpolicella Superiore Ripasso dell’azienda Monte Faustino di San Pietro Incariano.

Tutte le bottiglie comunque, se si escludono un paio di esse tradite dalla scarsa qualità del tappo, hanno dimostrato una buona tenuta: in particolare, ha sorpreso la freschezza del Valpolicella Superiore Ripasso La Casetta 1993 della Cantina di Negrar.Guest star della serata, e non poteva essere altrimenti, il Secco Bertani, elegantissimo al naso e in bocca. Un vino d’altri tempi che, a dispetto del tempo che avanza, resta quello che è sempre stato. Un benchmark.Questi i vini della serata:

La strana storia di un vino che c'era e nessuno lo sapeva

Ripasso - idea

Il Valpolicella Ripasso è uno strano vino.

C'è chi lo definisce un baby Amarone, chi - più malignamente - un "Amarone dei poveri". Altri, al contrario, lo considerano un Valpolicella dei ricchi. E' comunque un vino controverso per tanti aspetti, eccetto quello dei numeri e della commercializzazione: nel 2011 il numero di bottiglie vendute nel mondo ha superato i 20 milioni di pezzi. Dal 2007, primo anno di rilevazione, al 2010, la sua produzione è infatti triplicata, ma la sua corsa non accenna a fermarsi: se si domanda a qualsiasi azienda della Valpolicella qual'è il vino che vende di più e meglio, vi risponderà che non è il tanto acclamato Amarone, ma il Ripasso.

Perchè? a cosa è dovuto questo clamoroso successo commerciale? Lo scopriranno gli amici che martedì 17 aprile alle 20 parteciperanno alla consueta cena con degustazione di Terroir Amarone, presso la Trattoria dalla Rosa Alda, a S.Giorgio di Valpolicella (VR). Quella sera verranno presentate alcune bottiglie di Valpolicella Ripasso di aziende e annate diverse, dal 2009 al... 1953.

Ebbene sì: nonostante il suo inserimento nel disciplinare di produzione dei vini della Valpolicella sia appena del 2010 - e la fascetta di Stato del 1 dicembre 2011 - il Valpolicella Ripasso è un vino che esiste da sempre, e tutti lo facevano.

Ma siccome nessuno lo chiamava così, nessun consumatore lo sapeva...

Le stranezze di questo vino non finiscono qui, ovviamente. Le scopriremo insieme, in quella che si presenta come una insolita degustazione... incrociata. Non una vera orizzontale, perché le annate dei vini saranno più di una, e nemmeno una vera verticale, perché i vini presentati saranno di aziende diverse. Sarà in ogni caso una serata interessante, nella quale vedremo di conoscere meglio la storia di questo strano vino, da sempre una tradizione della Valpolicella, che solo in tempi recentissimi è stato scoperto anche dal resto del mondo.

Qui potete leggere l'invito ufficiale alla serata del 17 aprile.

 

Amarone della Valpolicella 2001: la degustazione

Amarone 2001 tasting

Amarone della Valpolicella 2001 - l'orizzontale Erano ben 10 gli Amarone della Valpolicella 2001 in degustazione, nella prima delle tre serate "a tema" organizzate presso la Trattoria dalla Rosa Alda. Serata impegnativa per il numero e la tipologia del vino, ma decisamente di grande fascino, se è vero che tutti i posti disponibili sono andati esauriti in pochissimi giorni...

Di sicuro richiamo le aziende che hanno voluto collaborare alla riuscita dell'iniziativa (la prima dopo la conclusione delle serate che abbiamo dedicato alla scoperta dei vini delle vallate della Valpolicella "storica): Antolini, Bertani, Brigaldara, Corte Aleardi, Le Ragose, Meroni, Monte Dall'Ora, Santa Sofia, Speri, Tedeschi.

Tutti i loro vini hanno trovato adeguato supporto nel menù preparato dallo staff di cucina di Lodovico Testi, focalizzato su piatti di territorio e su alcuni personali "cavalli di battaglia" del ristorante stesso, come le inconfondibili "lasagnette embogonè".

Diversamente da quanto si pensava all'inizio, mettere insieme un certo numero di aziende non è stato facile; parlando direttamente con i molti produttori di tutta la zona di produzione interpellati, ci siamo resi conto che solo poche aziende, quelle di più antica storia, possiedono uno storico delle annate. Molte infatti sono nate commercialmente proprio a cavallo tra gli anni '90 e il 2000, e all'epoca non si preoccupavano di conservare bottiglie delle diverse annate in vista di degustazioni future, mentre quelle che avrebbero voluto farlo, dovevano fare i conti con gli spazi limitati di una cantina ancora in divenire.

Per questo la degustazione dell'annata 2001 è stata così importante: perchè la maggior parte delle bottiglie aperte erano le ultime, e quelle ancora esistenti, generalmente non sono più reperibili. Solo pochissime aziende, come Bertani, hanno ancora in commercio l'annata 2001 del loro Amarone.

Veniamo ai vini. Uno degli aspetti di maggior interesse della degustazione è stato sicuramente l'ampio ventaglio di terreni da cui prendevano origine le uve di questi Amarone. Era rappresentata praticamente tutta la Valpolicella Classica: dalla pedecollina all'alta collina, dai terreni calcarei a quelli argillosi, dai tufacei ai calcari ghiaiosi, ai vulcanici. Situazioni geologiche e climatiche diverse che si sono riflesse nelle uve, poi lavorate secondo stili e progetti enologici propri di ciascuna azienda.

"Erano tutti bei vini" è stato il commento unanime e soddisfatto dei partecipanti alla cena. E questa è una prima, positiva, conclusione: pur non potendo classificarlo come un'annata a 5 stelle, il 2001 è stato comunque un buon millesimo, e a distanza di 10 anni tutti i vini, in misura diversa, hanno offerto vivacità di profumi e gusto. In alcuni casi - come nell'Amarone della Valpolicella "Marta Galli" 2001 de Le Ragose - era ancora ben presente una discreta florealità, tipica del territorio di Negrar, mentre altri (come l'Amarone di Bertani) erano così ricchi da apparire al primo approccio addirittura compressi e poco espressivi. Ma bastava lasciarli ossigenare nel bicchiere perchè si aprissero rivelando doti di grandissima eleganza. Nonostante le bottiglie fossero state stappate con grande anticipo infatti, molti vini avevano bisogno di grandi boccate d'ossigeno per aprirsi. Come d'uso nelle nostre serate, ogni partecipante alla cena ha compilato una scheda di valutazione puramente edonistica per ciascun vino: i risultati si possono vedere nella tabella qui a lato (cliccare per ingrandire).

Il primo risultato che balza agli occhi è il generale, pressocchè unanime gradimento manifestato per quelli che potremmo definire gli Amarone d'alta collina: il "Monte Sant'Urbano" di Speri tra tutti, seguito dal "Marta Galli" di Le Ragose, che distacca di pochi decimali di punto il "Moropio" di Antolini. Alle loro spalle si pone l'Amarone "Stropa" di Monte Dall'Ora, che precede di pochissimo il "Velluto" di Meroni.

Una seconda elaborazione (tabella qui sopra, cliccare per ingrandire) chiarisce gli elementi che sono maggiormente piaciuti: e si nota come i vini che necessitavano di più tempo per esprimersi, siano stati penalizzati nell'aspetto olfattivo. Lezione n.1: quando si degusta un Amarone "maturo", mai avere fretta! lasciargli tutto il tempo che vuole.

Una seconda considerazione che si può fare attiene agli stili produttivi: un terzetto di vini (Brigaldara, Santa Sofia, Tedeschi), forse perchè più rispondente ad un modello moderno di Amarone, concentrato nel colore e in bocca, più morbido di altri in virtù di un residuo zuccherino leggermente più alto, è sembrato raccogliere maggiori consensi tra i presenti rispetto a vini forse più auteri ma più eleganti, più secchi e con profumi più speziati e tendenti al terziario. Tale varietà stilistica è una delle caratteristiche e insieme una ricchezza del mondo dell'Amarone della Valpolicella: la possibilità di trovare un vino su misura - da conversazione e fuoripasto, o da abbinare alla tavola - è uno degli elementi che ne ha decretato il successo in tutti i mercati, compresi i più lontani dalle abitudini alimentari mediterranee.

La terza osservazione riguarda il carattere precipuo dell'Amarone della Valpolicella. Presente a volte come mora, a volte come marasca, a volte come macerata in alcol, altre come avvolta nel cioccolato, la ciliegia sotto spirito  è una nota distintiva tipica delle uve della Valpolicella. Ed era presente e ben definita in tutti i vini, elemento di riconoscibilità che nessuna tecnica può replicare così facilmente in altre uve o sotto altri cieli.

Questi i vini assaggiati:

  • Antolini Moròpio Amarone della Valpolicella Classico 2001
  • Bertani Amarone della Valpolicella Classico 2001
  • Brigaldara Amarone della Valpolicella Classico 2001
  • Corte Aleardi Amarone della Valpolicella Classico 2001
  • Le Ragose Amarone della Valpolicella Classico 2001
  • Meroni Velluto Amarone della Valpolicella Classico 2001
  • Monte Dall’Ora “Stropa” Amarone della Valpolicella Classico 2001
  • Santa Sofia Amarone della Valpolicella Classico2001
  • Speri Sant’Urbano Amarone della Valpolicella Classico 2001
  • Tedeschi Capitel Monte Olmi Amarone della Valpolicella Classico 2001

 

Terroir Amarone #6: l'Amarone 2001 dei Vignaioli delle Marogne

Marogna

Da tempo volevamo organizzare una serata dedicata all'Amarone "maturo". Proporre il millesimo 2001 non vuol dire andare a degustare una "vecchia" annata, ma soffermare l'attenzione sull'Amarone che entra nella sua maturità. Mentre le produzioni di volume sempre più accorciano i tempi di affinamento dei vini in cantina per uscire sul mercato, proponendo così vini che gli esperti tendono a giudicare "non pronti", noi vogliamo puntare i riflettori sullo stadio di evoluzione dell'Amarone dopo 10 anni e qualche mese dalla vendemmia. Vogliamo così segnalare al pubblico le grandi potenzialità che questo grande vino comincia a mostrare non appena comincia la sua "maturità". Di seguito il testo del nostro invito alla serata:

La Trattoria Dalla Rosa Alda di San Giorgio di Valpolicella (VR), organizza una serie di serate dedicate ai grandi vini della Valpolicella, realizzate in collaborazione con gli amici di “Terroir Amarone” e i produttori di vino della Valpolicella, i “Vignaioli delle Marogne”. L'iniziativa ha ottenuto il sostegno di Slow Food - Condotta di Verona.

Una proposta di appuntamenti condotti da Elisabetta Tosi, giornalista vitivinicola, e Giampiero Nadali, wine blogger. Insieme ai loro ospiti animeranno il confronto su una lettura non convenzionale dei vini e territori della Valpolicella.

L'AMARONE 2001 DEI VIGNAIOLI DELLE MAROGNE 13 marzo 2012 - ore 20

La sesta di una serie di serate dedicate alle vallate e comuni della Valpolicella: questa volta parleremo e degusteremo alla cieca 9 interpretazioni di Amarone della Valpolicella nel millesimo 2001. A noi l'Amarone piace maturo, quindi i dieci anna dalla vendemmia sono la misura ideale per valutare l'Amarone nella sua piena maturità.

La serata è una degustazione di vini supportati da un pasto leggero.

Costo: €35,00.

E' gradita la prenotazione. Per confermare la tua presenza basta rispondere a questo invito cliccando su "Parteciperò".

Grazie!

Lodovico e Nicola Testi Elisabetta Tosi Giampiero Nadali

www.dallarosalda.it Strada Garibaldi, 4 Loc. San Giorgio di Valpolicella 37015 - Sant'Ambrogio di Valpolicella (VR) tel. 045 7701018 alda@valpolicella.it 

San Rustico

Vini S.Rustico

Quella di Marano di Valpolicella è sicuramente una delle vallate più interessanti e caratterizzanti: ormai gli aficionados della zona hanno imparato a riconoscere a occhi chiusi i vini che nascono da uve coltivate su questi suoli. Sono vini snelli, asciutti, eleganti, a volte nervosi, con bella freschezza e bevibilità. Vini che stentano a tenere il ritmo forsennato e fagocitante del mercato, e per questo, forse a malincuore, a volte sono costretti a saltare quegli appuntamenti con il pubblico e la critica che vorrebbero portare sui tavoli prodotti ancora infanti, per il solo gusto di presentare la nuova annata. Così San Rustico, storica azienda di Valgatara, ha dato buca all'ultima Anteprima Amarone 2008: "Non avevamo il vino", si son quasi scusati i fratelli Marco ed Enrico Campagnola. Come se aver rispetto della tipologia del prodotto e del proprio lavoro fosse una colpa, e non un pregio. Sembra di sentir echeggiare l'irrisolto dilemma morettiano: "mi si noterà di più se ci vado o se non ci vado?"; perchè quest'anno le assenze erano parecchie, al punto da poterci fare una rassegna ad hoc. In attesa che i litigiosi produttori della Valpolicella trovino un punto d'incontro nelle loro antitetiche visioni, noi siamo andati a trovare i rappresentanti della quinta generazione di questa stirpe di viticoltori. Dalla casa d'origine, quel Gaso che da' il nome ai loro vini di punta, dove nel 1870 iniziò ufficialmente l'attività, ad oggi, di vini nelle botti e di uva sulle arele ce ne ne sono stati parecchi. Già, le arele. I Campagnola di San Rustico sono rimasti tra i pochissimi che ancora le utilizzano davvero (e non per finta...) per appassire le uve, insieme ovviamente alle cassette. Uve che rispecchiano il blend tradizionale (corvina, corvinone, rondinella, molinara, croatina, e qualche altro vitigno autoctono), sulla validità del quale non transigono: "Perchè è grande l'enologia veronese?" s'interroga Marco, agronomo ("io son sempre in giro per i miei vigneti. Mi son comprato perfino la moto, per far prima") ed enologo dell'azienda. "Perchè le sue uve sono versatili: si va dai prodotti di pronta beva a quelli di lungo invecchiamento. Passando dai superiori, dai ripassi, dai dolci e dai vini di meditazione". Una gamma completa che rappresenta uno dei valori aggiunti più riconoscibili della Valpolicella. Oggi i due fratelli stanno scrivendo un nuovo capitolo della storia della loro azienda: e dagli assaggi compiuti, il cambio di passo è palese. Personalmente mi ricordavo prodotti corretti, ma tutto sommato non ben caratterizzati (si parla di una decina di anni fa, almeno...): mi sono ritrovata con vini con una personalità evidente, per quanto discreta. Di seguito alcune note di degustazione: Novello 2011: ebbene sì, i Campagnola si sono attrezzati per fare anche questo vino, che un valpolicellese probabilmente non metterebbe in cantiere nemmeno a minacciarlo col fucile. Ma loro credono - giustamente - nella capacità di un vino ben fatto, bevibile, senza pretese. Semplicemente buono. Realizzato con una buona dose (dal 30 al 40%) della negletta molinara, il loro Novello da 100% di macerazione carbonica ha i profumi delle ciliegie fresche, è sugoso, piacevole, forse esile nella struttura, ma perfetto da bere freddo. Prezzo cantina per il privato: 4.70 Valpolicella Classico DOC 2010: colore rubino viola, non compatto, ha profumi speziati e di fiori scuri, e grande bevibilità. In bocca ricorda  erbe aromatiche come il rosmarino. Un vino da buon pasto quotidiano per 5 Euro al privato in cantina. Valpolicella Classico Superiore 2009: colore un po' più scuro del precedente, ha profumi di funghi di bosco, e muschio, è balsamico (resina di pino) e speziato (chiodi di garofano). Gusto coerente con il naso, un perfetto esempio di come dev'essere un Valpolicella Superiore onesto, come dicono loro (e tradizionale). Prezzo cantina: 6.50 Euro. Valpolicella Ripasso DOC Il Gaso 2008, 9.50. Per nemmeno 10 Euro ci si porta a casa un vino da colore più denso del precedente, profumi ancora freschi e balsamici, sfumati di miele. In bocca si avverte la liquirizia del passaggio in legno, e la struttura è forse un po' troppo scorrevole, forse... perché nel bicchiere finisce subito! Amarone della Valpolicella DOC 2006: insignito del Trophee Prestige a Les Cittadelles du Vin in Francia, è un Amarone maranese con qualche innesto di uve storici fornitori di Gargagnago. Ma i profumi e lo stile sono quelli della vallata: funghi, bosco, rosmarino, cioccolato fondente ma non troppo, ben equilibrato. Buonissimo. E al consumatore che lo compra in cantina viene meno di 20 Euro... Amarone della Valpolicella DOC Il Gaso 2005 . Pochi euro di differenza, ed ecco il cru: nel bicchiere un rubino molto scuro, più compatto, che esprime profumi di ciliegia macerata, chiodi di garofano. Leggermente alcolico al naso, in bocca sono manciate di ciliegie sotto spirito, prugne, cacao, pepe nero. Recioto della Valpolicella DOC 2009: In bottiglia da 0.75, un Recioto dal colore rubino scuro, intenso, sfumato di rosso, che sa di ciliegie sotto spirito e profumi di bosco. Balsamico e bevibile, al consumatore costa 18.50 Euro. Recioto della Valpolicella DOC Il Gaso 2009: leggermente più denso e compatto del precedente allo sguardo, ha profumi resinosi e di sottobosco, frutta secca e prugne della California sfumati di miele. Al consumatore costa 25 Euro.   View Terroir Amarone in a larger map Quella di Marano di Valpolicella è sicuramente una delle vallate più interessanti e caratterizzanti: ormai gli aficionados della zona hanno imparato a riconoscere a occhi chiusi i vini che nascono da uve coltivate su questi suoli. Sono vini snelli, asciutti, eleganti, a volte nervosi, con bella freschezza e bevibilità. Vini che stentano a tenere il ritmo forsennato e fagocitante del mercato, e per questo, forse a malincuore, a volte sono costretti a saltare quegli appuntamenti con il pubblico e la critica che vorrebbero portare sui tavoli prodotti ancora infanti, per il solo gusto di presentare la nuova annata. Così San Rustico, storica azienda di Valgatara, ha dato buca all'ultima Anteprima Amarone 2008: "Non avevamo il vino", si son quasi scusati i fratelli Marco ed Enrico Campagnola. Come se aver rispetto della tipologia del prodotto e del proprio lavoro fosse una colpa, e non un pregio. Sembra di sentir echeggiare l'irrisolto dilemma morettiano: "mi si noterà di più se ci vado o se non ci vado?"; perchè quest'anno le assenze erano parecchie, al punto da poterci fare una rassegna ad hoc. In attesa che i litigiosi produttori della Valpolicella trovino un punto d'incontro nelle loro antitetiche visioni, noi siamo andati a trovare i rappresentanti della quinta generazione di questa stirpe di viticoltori. Dalla casa d'origine, quel Gaso che da' il nome ai loro vini di punta, dove nel 1870 iniziò ufficialmente l'attività, ad oggi, di vini nelle botti e di uva sulle arele ce ne ne sono stati parecchi. Già, le arele. I Campagnola di San Rustico sono rimasti tra i pochissimi che ancora le utilizzano davvero (e non per finta...) per appassire le uve, insieme ovviamente alle cassette. Uve che rispecchiano il blend tradizionale (corvina, corvinone, rondinella, molinara, croatina, e qualche altro vitigno autoctono), sulla validità del quale non transigono: "Perchè è grande l'enologia veronese?" s'interroga Marco, agronomo ("io son sempre in giro per i miei vigneti. Mi son comprato perfino la moto, per far prima") ed enologo dell'azienda. "Perchè le sue uve sono versatili: si va dai prodotti di pronta beva a quelli di lungo invecchiamento. Passando dai superiori, dai ripassi, dai dolci e dai vini di meditazione". Una gamma completa che rappresenta uno dei valori aggiunti più riconoscibili della Valpolicella. Oggi i due fratelli stanno scrivendo un nuovo capitolo della storia della loro azienda: e dagli assaggi compiuti, il cambio di passo è palese. Personalmente mi ricordavo prodotti corretti, ma tutto sommato non ben caratterizzati (si parla di una decina di anni fa, almeno...): mi sono ritrovata con vini con una personalità evidente, per quanto discreta. Di seguito alcune note di degustazione: Novello 2011: ebbene sì, i Campagnola si sono attrezzati per fare anche questo vino, che un valpolicellese probabilmente non metterebbe in cantiere nemmeno a minacciarlo col fucile. Ma loro credono - giustamente - nella capacità di un vino ben fatto, bevibile, senza pretese. Semplicemente buono. Realizzato con una buona dose (dal 30 al 40%) della negletta molinara, il loro Novello da 100% di macerazione carbonica ha i profumi delle ciliegie fresche, è sugoso, piacevole, forse esile nella struttura, ma perfetto da bere freddo. Prezzo cantina per il privato: 4.70 Valpolicella Classico DOC 2010: colore rubino viola, non compatto, ha profumi speziati e di fiori scuri, e grande bevibilità. In bocca ricorda  erbe aromatiche come il rosmarino. Un vino da buon pasto quotidiano per 5 Euro al privato in cantina. Valpolicella Classico Superiore 2009: colore un po' più scuro del precedente, ha profumi di funghi di bosco, e muschio, è balsamico (resina di pino) e speziato (chiodi di garofano). Gusto coerente con il naso, un perfetto esempio di come dev'essere un Valpolicella Superiore onesto, come dicono loro (e tradizionale). Prezzo cantina: 6.50 Euro. Valpolicella Ripasso DOC Il Gaso 2008, 9.50. Per nemmeno 10 Euro ci si porta a casa un vino da colore più denso del precedente, profumi ancora freschi e balsamici, sfumati di miele. In bocca si avverte la liquirizia del passaggio in legno, e la struttura è forse un po' troppo scorrevole, forse... perché nel bicchiere finisce subito! Amarone della Valpolicella DOC 2006: insignito del Trophee Prestige a Les Cittadelles du Vin in Francia, è un Amarone maranese con qualche innesto di uve storici fornitori di Gargagnago. Ma i profumi e lo stile sono quelli della vallata: funghi, bosco, rosmarino, cioccolato fondente ma non troppo, ben equilibrato. Buonissimo. E al consumatore che lo compra in cantina viene meno di 20 Euro... Amarone della Valpolicella DOC Il Gaso 2005 . Pochi euro di differenza, ed ecco il cru: nel bicchiere un rubino molto scuro, più compatto, che esprime profumi di ciliegia macerata, chiodi di garofano. Leggermente alcolico al naso, in bocca sono manciate di ciliegie sotto spirito, prugne, cacao, pepe nero. Recioto della Valpolicella DOC 2009: In bottiglia da 0.75, un Recioto dal colore rubino scuro, intenso, sfumato di rosso, che sa di ciliegie sotto spirito e profumi di bosco. Balsamico e bevibile, al consumatore costa 18.50 Euro. Recioto della Valpolicella DOC Il Gaso 2009: leggermente più denso e compatto del precedente allo sguardo, ha profumi resinosi e di sottobosco, frutta secca e prugne della California sfumati di miele. Al consumatore costa 25 Euro.