Il rosso, il verde e il bianco: quando il territorio prevale

Il rosso, il verde e il bianco: quando il territorio prevale

No, non stiamo alludendo ai colori della bandiera nazionale, ma alle suggestioni cromatiche cui rimandavano i vini che abbiamo assaggiato martedì 26 febbraio al Gran Can RistorArte Wine Hotel di Pedemonte (VR), nel corso della serata "Vini Uomini Terre". Sul tavolo sono sfilati ben 9 vini diversi, di 5 annate, provenienti dalle due zone della Valpolicella: l'Ovest (Marano) e l'Est (Mezzane). Sei le aziende che hanno contribuito alla disamina di queste aree, più simili di quel può sembrare: AntoliniCa' la BiondaNovaiaTerre di Leone e Corte Fornaledo di Marano, Tenuta Sant'Antonio e Latium per Mezzane...

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Valpolicella Ripasso: la degustazione verticale (e incrociata)

La  degustazione  di Ripasso della Valpolicella alla Trattoria Dalla Rosa Alda

La degustazione di Ripasso della Valpolicella alla Trattoria Dalla Rosa Alda

Non capita spesso di riuscire a mettere insieme vecchie annate di Valpolicella Ripasso per tentare una verticale incrociata. Che fosse un’occasione unica l’hanno ben capito sia i produttori che hanno accettato di partecipare, sia soprattutto gli appassionati che non hanno voluto mancare alla serata. Tutto esaurito perciò, anche questa volta, alla Trattoria Dalla Rosa Alda, “base” delle degustazioni 2011-2012 di Terroir Amarone.  Perfino più dell’Amarone, il Valpolicella Ripasso è un vino di tecnica,  nel quale più del territorio emerge lo stile aziendale. Le uve tradizionali della Valpolicella - corvina, rondinella, molinara, corvinone, oseleta, croatina... -  non brillano per particolari doti di aromaticità o colore, e quando la viticoltura era finalizzata a fornire un prodotto alimentare e non edonistico, le coltivazioni intensive non potevano che dare uve in quantità, ma di qualità non eccelsa. E poichè anche in passato le produzioni migliori erano dirottate sui cosiddetti vini fini, di pregio, destinati alla vendita, per il consumo familiare bisognava accontentarsi di vini freschi molto semplici, scarichi di colore e leggeri di corpo.

Per dotare questi Valpolicella di una marcia in più, l’ingegno contadino si era allora inventato una tecnica tanto semplice quanto efficace: il ripasso del vino fresco sulle vinacce del Recioto (l’Amarone vero e proprio era di la’ da venire...). Ripasso che, all'epoca, era esattamente quel che diceva d'essere: un versare-il-vino-sulle-vinacce-recuperandolo-subito. Ma già questo era sufficiente per regalare a quel vinello un po’ di colore e di sostanza in più.

Non capita spesso di riuscire a mettere insieme vecchie annate di Valpolicella Ripasso per tentare una verticale incrociata. Che fosse un’occasione unica l’hanno ben capito sia i produttori che hanno accettato di partecipare, sia soprattutto gli appassionati che non hanno voluto mancare alla serata. Tutto esaurito perciò, anche questa volta, alla Trattoria Dalla Rosa Alda, “base” delle degustazioni 2011-2012 di Terroir Amarone.  Perfino più dell’Amarone, il Valpolicella Ripasso è un vino di tecnica,  nel quale più del territorio emerge lo stile aziendale. Le uve tradizionali della Valpolicella - corvina, rondinella, molinara, corvinone, oseleta, croatina... -  non brillano per particolari doti di aromaticità o colore, e quando la viticoltura era finalizzata a fornire un prodotto alimentare e non edonistico, le coltivazioni intensive non potevano che dare uve in quantità, ma di qualità non eccelsa. E poichè anche in passato le produzioni migliori erano dirottate sui cosiddetti vini fini, di pregio, destinati alla vendita, per il consumo familiare bisognava accontentarsi di vini freschi molto semplici, scarichi di colore e leggeri di corpo. Per dotare questi Valpolicella di una marcia in più, l’ingegno contadino si era allora inventato una tecnica tanto semplice quanto efficace: il ripasso del vino fresco sulle vinacce del Recioto (l’Amarone vero e proprio era di la’ da venire...). Ripasso che, all'epoca, era esattamente quel che diceva d'essere: un versare-il-vino-sulle-vinacce-recuperandolo-subito. Ma già questo era sufficiente per regalare a quel vinello un po’ di colore e di sostanza in più.

Bertani Secco 1953
Bertani Secco 1953

Oggi le cose sono molto cambiate, e l’evoluzione stilistica da un certo modo d’intendere il ripasso, più legato alle sue origini, all’attuale pratica, è rintracciabile nei vini che abbiamo assaggiato.

Pensati (anche) per durare nel tempo i Ripasso fino agli anni ’90, progettati per essere godibili e venduti subito tutti gli altri (con poche, lodevoli eccezioni). Non è un caso se certi Ripasso, all'estero, sono stati subito ribattezzati baby Amarone: vini che per alcolicità, colore, struttura niente hanno da invidiare all'Amarone vero e proprio, salvo, forse, qualche profumo di frutta fresca in più. Di fatto,si tratta di vini che hanno abbandonato il loro essere Valpolicella (fatto di freschezza e acidità) per presentarsi già maturi, con sentori di marmellata, confettura, caffè. I vini che abbiamo assaggiato, com’era prevedibile, più che il terroir d’origine riflettevano, almeno in parte, le caratteristiche dell’annata: evidentissime, per esempio, le note del calore dell’estate 2003 nei sentori d’incenso del Valpolicella Superiore Ripasso dell’azienda Monte Faustino di San Pietro Incariano.

Tutte le bottiglie comunque, se si escludono un paio di esse tradite dalla scarsa qualità del tappo, hanno dimostrato una buona tenuta: in particolare, ha sorpreso la freschezza del Valpolicella Superiore Ripasso La Casetta 1993 della Cantina di Negrar.Guest star della serata, e non poteva essere altrimenti, il Secco Bertani, elegantissimo al naso e in bocca. Un vino d’altri tempi che, a dispetto del tempo che avanza, resta quello che è sempre stato. Un benchmark.Questi i vini della serata:

La strana storia di un vino che c'era e nessuno lo sapeva

Ripasso - idea

Il Valpolicella Ripasso è uno strano vino.

C'è chi lo definisce un baby Amarone, chi - più malignamente - un "Amarone dei poveri". Altri, al contrario, lo considerano un Valpolicella dei ricchi. E' comunque un vino controverso per tanti aspetti, eccetto quello dei numeri e della commercializzazione: nel 2011 il numero di bottiglie vendute nel mondo ha superato i 20 milioni di pezzi. Dal 2007, primo anno di rilevazione, al 2010, la sua produzione è infatti triplicata, ma la sua corsa non accenna a fermarsi: se si domanda a qualsiasi azienda della Valpolicella qual'è il vino che vende di più e meglio, vi risponderà che non è il tanto acclamato Amarone, ma il Ripasso.

Perchè? a cosa è dovuto questo clamoroso successo commerciale? Lo scopriranno gli amici che martedì 17 aprile alle 20 parteciperanno alla consueta cena con degustazione di Terroir Amarone, presso la Trattoria dalla Rosa Alda, a S.Giorgio di Valpolicella (VR). Quella sera verranno presentate alcune bottiglie di Valpolicella Ripasso di aziende e annate diverse, dal 2009 al... 1953.

Ebbene sì: nonostante il suo inserimento nel disciplinare di produzione dei vini della Valpolicella sia appena del 2010 - e la fascetta di Stato del 1 dicembre 2011 - il Valpolicella Ripasso è un vino che esiste da sempre, e tutti lo facevano.

Ma siccome nessuno lo chiamava così, nessun consumatore lo sapeva...

Le stranezze di questo vino non finiscono qui, ovviamente. Le scopriremo insieme, in quella che si presenta come una insolita degustazione... incrociata. Non una vera orizzontale, perché le annate dei vini saranno più di una, e nemmeno una vera verticale, perché i vini presentati saranno di aziende diverse. Sarà in ogni caso una serata interessante, nella quale vedremo di conoscere meglio la storia di questo strano vino, da sempre una tradizione della Valpolicella, che solo in tempi recentissimi è stato scoperto anche dal resto del mondo.

Qui potete leggere l'invito ufficiale alla serata del 17 aprile.

 

San Rustico

Vini S.Rustico

Quella di Marano di Valpolicella è sicuramente una delle vallate più interessanti e caratterizzanti: ormai gli aficionados della zona hanno imparato a riconoscere a occhi chiusi i vini che nascono da uve coltivate su questi suoli. Sono vini snelli, asciutti, eleganti, a volte nervosi, con bella freschezza e bevibilità. Vini che stentano a tenere il ritmo forsennato e fagocitante del mercato, e per questo, forse a malincuore, a volte sono costretti a saltare quegli appuntamenti con il pubblico e la critica che vorrebbero portare sui tavoli prodotti ancora infanti, per il solo gusto di presentare la nuova annata. Così San Rustico, storica azienda di Valgatara, ha dato buca all'ultima Anteprima Amarone 2008: "Non avevamo il vino", si son quasi scusati i fratelli Marco ed Enrico Campagnola. Come se aver rispetto della tipologia del prodotto e del proprio lavoro fosse una colpa, e non un pregio. Sembra di sentir echeggiare l'irrisolto dilemma morettiano: "mi si noterà di più se ci vado o se non ci vado?"; perchè quest'anno le assenze erano parecchie, al punto da poterci fare una rassegna ad hoc. In attesa che i litigiosi produttori della Valpolicella trovino un punto d'incontro nelle loro antitetiche visioni, noi siamo andati a trovare i rappresentanti della quinta generazione di questa stirpe di viticoltori. Dalla casa d'origine, quel Gaso che da' il nome ai loro vini di punta, dove nel 1870 iniziò ufficialmente l'attività, ad oggi, di vini nelle botti e di uva sulle arele ce ne ne sono stati parecchi. Già, le arele. I Campagnola di San Rustico sono rimasti tra i pochissimi che ancora le utilizzano davvero (e non per finta...) per appassire le uve, insieme ovviamente alle cassette. Uve che rispecchiano il blend tradizionale (corvina, corvinone, rondinella, molinara, croatina, e qualche altro vitigno autoctono), sulla validità del quale non transigono: "Perchè è grande l'enologia veronese?" s'interroga Marco, agronomo ("io son sempre in giro per i miei vigneti. Mi son comprato perfino la moto, per far prima") ed enologo dell'azienda. "Perchè le sue uve sono versatili: si va dai prodotti di pronta beva a quelli di lungo invecchiamento. Passando dai superiori, dai ripassi, dai dolci e dai vini di meditazione". Una gamma completa che rappresenta uno dei valori aggiunti più riconoscibili della Valpolicella. Oggi i due fratelli stanno scrivendo un nuovo capitolo della storia della loro azienda: e dagli assaggi compiuti, il cambio di passo è palese. Personalmente mi ricordavo prodotti corretti, ma tutto sommato non ben caratterizzati (si parla di una decina di anni fa, almeno...): mi sono ritrovata con vini con una personalità evidente, per quanto discreta. Di seguito alcune note di degustazione: Novello 2011: ebbene sì, i Campagnola si sono attrezzati per fare anche questo vino, che un valpolicellese probabilmente non metterebbe in cantiere nemmeno a minacciarlo col fucile. Ma loro credono - giustamente - nella capacità di un vino ben fatto, bevibile, senza pretese. Semplicemente buono. Realizzato con una buona dose (dal 30 al 40%) della negletta molinara, il loro Novello da 100% di macerazione carbonica ha i profumi delle ciliegie fresche, è sugoso, piacevole, forse esile nella struttura, ma perfetto da bere freddo. Prezzo cantina per il privato: 4.70 Valpolicella Classico DOC 2010: colore rubino viola, non compatto, ha profumi speziati e di fiori scuri, e grande bevibilità. In bocca ricorda  erbe aromatiche come il rosmarino. Un vino da buon pasto quotidiano per 5 Euro al privato in cantina. Valpolicella Classico Superiore 2009: colore un po' più scuro del precedente, ha profumi di funghi di bosco, e muschio, è balsamico (resina di pino) e speziato (chiodi di garofano). Gusto coerente con il naso, un perfetto esempio di come dev'essere un Valpolicella Superiore onesto, come dicono loro (e tradizionale). Prezzo cantina: 6.50 Euro. Valpolicella Ripasso DOC Il Gaso 2008, 9.50. Per nemmeno 10 Euro ci si porta a casa un vino da colore più denso del precedente, profumi ancora freschi e balsamici, sfumati di miele. In bocca si avverte la liquirizia del passaggio in legno, e la struttura è forse un po' troppo scorrevole, forse... perché nel bicchiere finisce subito! Amarone della Valpolicella DOC 2006: insignito del Trophee Prestige a Les Cittadelles du Vin in Francia, è un Amarone maranese con qualche innesto di uve storici fornitori di Gargagnago. Ma i profumi e lo stile sono quelli della vallata: funghi, bosco, rosmarino, cioccolato fondente ma non troppo, ben equilibrato. Buonissimo. E al consumatore che lo compra in cantina viene meno di 20 Euro... Amarone della Valpolicella DOC Il Gaso 2005 . Pochi euro di differenza, ed ecco il cru: nel bicchiere un rubino molto scuro, più compatto, che esprime profumi di ciliegia macerata, chiodi di garofano. Leggermente alcolico al naso, in bocca sono manciate di ciliegie sotto spirito, prugne, cacao, pepe nero. Recioto della Valpolicella DOC 2009: In bottiglia da 0.75, un Recioto dal colore rubino scuro, intenso, sfumato di rosso, che sa di ciliegie sotto spirito e profumi di bosco. Balsamico e bevibile, al consumatore costa 18.50 Euro. Recioto della Valpolicella DOC Il Gaso 2009: leggermente più denso e compatto del precedente allo sguardo, ha profumi resinosi e di sottobosco, frutta secca e prugne della California sfumati di miele. Al consumatore costa 25 Euro.   View Terroir Amarone in a larger map Quella di Marano di Valpolicella è sicuramente una delle vallate più interessanti e caratterizzanti: ormai gli aficionados della zona hanno imparato a riconoscere a occhi chiusi i vini che nascono da uve coltivate su questi suoli. Sono vini snelli, asciutti, eleganti, a volte nervosi, con bella freschezza e bevibilità. Vini che stentano a tenere il ritmo forsennato e fagocitante del mercato, e per questo, forse a malincuore, a volte sono costretti a saltare quegli appuntamenti con il pubblico e la critica che vorrebbero portare sui tavoli prodotti ancora infanti, per il solo gusto di presentare la nuova annata. Così San Rustico, storica azienda di Valgatara, ha dato buca all'ultima Anteprima Amarone 2008: "Non avevamo il vino", si son quasi scusati i fratelli Marco ed Enrico Campagnola. Come se aver rispetto della tipologia del prodotto e del proprio lavoro fosse una colpa, e non un pregio. Sembra di sentir echeggiare l'irrisolto dilemma morettiano: "mi si noterà di più se ci vado o se non ci vado?"; perchè quest'anno le assenze erano parecchie, al punto da poterci fare una rassegna ad hoc. In attesa che i litigiosi produttori della Valpolicella trovino un punto d'incontro nelle loro antitetiche visioni, noi siamo andati a trovare i rappresentanti della quinta generazione di questa stirpe di viticoltori. Dalla casa d'origine, quel Gaso che da' il nome ai loro vini di punta, dove nel 1870 iniziò ufficialmente l'attività, ad oggi, di vini nelle botti e di uva sulle arele ce ne ne sono stati parecchi. Già, le arele. I Campagnola di San Rustico sono rimasti tra i pochissimi che ancora le utilizzano davvero (e non per finta...) per appassire le uve, insieme ovviamente alle cassette. Uve che rispecchiano il blend tradizionale (corvina, corvinone, rondinella, molinara, croatina, e qualche altro vitigno autoctono), sulla validità del quale non transigono: "Perchè è grande l'enologia veronese?" s'interroga Marco, agronomo ("io son sempre in giro per i miei vigneti. Mi son comprato perfino la moto, per far prima") ed enologo dell'azienda. "Perchè le sue uve sono versatili: si va dai prodotti di pronta beva a quelli di lungo invecchiamento. Passando dai superiori, dai ripassi, dai dolci e dai vini di meditazione". Una gamma completa che rappresenta uno dei valori aggiunti più riconoscibili della Valpolicella. Oggi i due fratelli stanno scrivendo un nuovo capitolo della storia della loro azienda: e dagli assaggi compiuti, il cambio di passo è palese. Personalmente mi ricordavo prodotti corretti, ma tutto sommato non ben caratterizzati (si parla di una decina di anni fa, almeno...): mi sono ritrovata con vini con una personalità evidente, per quanto discreta. Di seguito alcune note di degustazione: Novello 2011: ebbene sì, i Campagnola si sono attrezzati per fare anche questo vino, che un valpolicellese probabilmente non metterebbe in cantiere nemmeno a minacciarlo col fucile. Ma loro credono - giustamente - nella capacità di un vino ben fatto, bevibile, senza pretese. Semplicemente buono. Realizzato con una buona dose (dal 30 al 40%) della negletta molinara, il loro Novello da 100% di macerazione carbonica ha i profumi delle ciliegie fresche, è sugoso, piacevole, forse esile nella struttura, ma perfetto da bere freddo. Prezzo cantina per il privato: 4.70 Valpolicella Classico DOC 2010: colore rubino viola, non compatto, ha profumi speziati e di fiori scuri, e grande bevibilità. In bocca ricorda  erbe aromatiche come il rosmarino. Un vino da buon pasto quotidiano per 5 Euro al privato in cantina. Valpolicella Classico Superiore 2009: colore un po' più scuro del precedente, ha profumi di funghi di bosco, e muschio, è balsamico (resina di pino) e speziato (chiodi di garofano). Gusto coerente con il naso, un perfetto esempio di come dev'essere un Valpolicella Superiore onesto, come dicono loro (e tradizionale). Prezzo cantina: 6.50 Euro. Valpolicella Ripasso DOC Il Gaso 2008, 9.50. Per nemmeno 10 Euro ci si porta a casa un vino da colore più denso del precedente, profumi ancora freschi e balsamici, sfumati di miele. In bocca si avverte la liquirizia del passaggio in legno, e la struttura è forse un po' troppo scorrevole, forse... perché nel bicchiere finisce subito! Amarone della Valpolicella DOC 2006: insignito del Trophee Prestige a Les Cittadelles du Vin in Francia, è un Amarone maranese con qualche innesto di uve storici fornitori di Gargagnago. Ma i profumi e lo stile sono quelli della vallata: funghi, bosco, rosmarino, cioccolato fondente ma non troppo, ben equilibrato. Buonissimo. E al consumatore che lo compra in cantina viene meno di 20 Euro... Amarone della Valpolicella DOC Il Gaso 2005 . Pochi euro di differenza, ed ecco il cru: nel bicchiere un rubino molto scuro, più compatto, che esprime profumi di ciliegia macerata, chiodi di garofano. Leggermente alcolico al naso, in bocca sono manciate di ciliegie sotto spirito, prugne, cacao, pepe nero. Recioto della Valpolicella DOC 2009: In bottiglia da 0.75, un Recioto dal colore rubino scuro, intenso, sfumato di rosso, che sa di ciliegie sotto spirito e profumi di bosco. Balsamico e bevibile, al consumatore costa 18.50 Euro. Recioto della Valpolicella DOC Il Gaso 2009: leggermente più denso e compatto del precedente allo sguardo, ha profumi resinosi e di sottobosco, frutta secca e prugne della California sfumati di miele. Al consumatore costa 25 Euro.