Le serate di Terroir Amarone 2013

Hotel Gran Can

Archiviata con successo l'annata 2011-2012 di serate di conoscenza, chiacchiere e assaggi alla Trattoria Dalla Rosa Alda di S.Giorgio di Valpolicella, Terroir Amarone si appresta a stilare il nuovo calendario di appuntamenti per il 2013. Con una importante novità: le serate si terranno anche in altri locali della Valpolicella Classica.

Oltre alla collaborazione con la Trattoria Dalla Rosa Alda, siamo infatti lieti di annunciare che i nostri incontri di degustazione dei prossimi mesi si terranno presso la Locanda le Salette di Fumanee  il Gran Can RistorArte Wine Hotel di Pedemonte; due locali "speciali", esempi di successo di imprenditoria sociale.

La particolarità di questi due ristoranti/hotel è quella di essere gestiti dalla cooperativa Azalea: oltre a clienti tradizionali (turisti, viaggiatori, studenti ecc.) usufruiscono dei servizi di queste strutture anche persone con disagio psichico, alcune delle quali lavorano anche all'interno dello stesso hotel stesso; il tutto con la gestione di personale alberghiero e socio-sanitario specializzato, e in grado di garantire sempre a tutti un clima accogliente, familiare e solidale.

Terroir Amarone condivide questa impostazione e questo impegno, dove l'accento è posto su obiettivi che siano al servizio di persone e della comunità, piuttosto che sulla sola generazione di profitto per un'azienda; per questo nel 2013 il programma delle nostre serate sarà pensato anche in funzione della particolare atmosfera che si vive in ciascuna di queste due strutture. Più familiare e informale quello della Locanda Le Salette, più elegante quello del RistorArte.

Inoltre, il nostro sito ospiterà i programmi anche delle altre iniziative promosse dai due locali.

La collaborazione verrà annunciata ufficialmente giovedì 29 novembre, al Gran Can, nel corso di un incontro-cena riservato a tutte le aziende vinicole, B&B e operatori turistici della Valpolicella.

Per gli appassionati di vini valpolicellesi (e non solo...) le occasioni per degustare e conoscere dunque, aumentano, perchè continuerà anche la collaborazione con la Trattoria Dalla Rosa Alda, con appuntamenti che si terranno in primavera e riguarderanno particolari approfondimenti.

Tutti gli appuntamenti saranno annunciati su questo sito e sulla nostra pagina Facebook, perciò... non voltate pagina!

Salviamo il Centro per la sperimentazione in vitivinicoltura di S.Floriano

Centro vitivinicoltura SFloriano

Elisabetta Tosi - sul proprio blog Vinopigro - apre una discussione sulla annunciata chiusura del Centro di Sperimentazione in Vitivinicoltura di San Floriano (VR):

"...Ha resistito, il Centro di sperimentazione in vitivinicoltura di S.Floriano Valpolicella (VR). Dall'anno della sua fondazione (1977) con le forze e i mezzi che aveva, ha portato avanti centinaia di ricerche e sperimentazioni in vitivinicoltura, occupandosi con particolare impegno soprattutto (ma non solo) di catalogazione e conservazione della biodiversità dei vitigni autoctoni veronesi. 

E oggi che più di ieri questi vitigni sono al centro dell'interesse di tutti, oggi che dovremmo/vorremmo saperne di più e meglio, oggi il centro è prossimo alla chiusura, vittima illustre di quella scure centrale che non riesce più a distinguere tra investimento e spesa superflua.

Certo: così com'è non serve a nessuno, perchè appare sottodimensionato rispetto alla domanda di ricerca delle organizzazioni agricole. Per farlo funzionare al meglio bisognerebbe infatti potenziarlo: assegnargli più persone, pù spazi, più attrezzature. Ma non ci sono soldi per farlo: la Provincia di Verona, da cui dipende, non ha mai potuto (o voluto) farlo, e ora non può più permetterselo...".

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Amarone della Valpolicella: che non diventi una (lussuosa) commodity

raccolta uve Valpolicella

Come sarà l'Amarone della Valpolicella 2012? In questa vendemmia sono stati raccolti 800 mila quintali, 300 mila dei quali sono già nei fruttai, destinati a dare vini Amarone (tanto) e Recioto (poco). Ovviamente, per avere il dato del Valpolicella Ripasso 2012 basterà moltiplicare per due il volume di vino ottenuto dalle vinacce dei suddetti. Eppure non basta. O meglio, c'è chi dice che non basta. C'è chi dice che il mondo ha sete di Amarone, e quindi bisogna produrne di più. E piuttosto che da qualche parte comincino a bere Zinfandel appassito - l'appassimento è una tecnica miracolosa, livella le uve: e se uno non conosce l'Amarone della Valpolicella autentico, difficilmente si accorge della differenza - è meglio che bevano Amarone. "L'Amarone non deve restare un vino per pochi".

E perchè no? Dov'è scritto che un vino così complesso e costoso da produrre debba diventare una commodity? Dove (a parte che sui conti correnti delle aziende)? E' come se dicessi: siccome mi piace la Ferrari, ma costa un botto e una cifra (e mai potrò permettermela), perché deve restare un'auto per pochi? Perché non la popolarizzano, aumentandone la produzione (e abbassandone il prezzo)?

Perché quest'auto è, e deve restare (tra l'altro), un simbolo del made in Italy. Ebbene, anche l'Amarone della Valpolicella è un vino unico, nonostante s'ingegnino in mille modi a copiarlo/imitarlo/falsificarlo.

"Il vero Amarone, quello con gradazione adeguata, quello con caratteristiche di tipicità esclusive, quello del quale si cerca un'annata piuttosto che un'altra, quello che merita un prezzo proporzionato, è giusto che sia ricercato" dichiara per contro un produttore della Valpolicella storica.

Due filosofie a confronto: legittime entrambe, se non fosse che la prima appare facilmente attaccabile sul fronte della qualità delle uve, sul livello della quale si potrebbe discutere molto. Aumentare la produzione di Amarone infatti comporterebbe un ampliamento della superficie vitata o, in alternativa, dei quantitativi di uve da destinare all'appassimento. Il disciplinare ammette che possa essere posto nei fruttai fino al 65% del raccolto, anche se negli ultimi anni il Consorzio ha deciso di fermarsi al 50%. Il che, a ben guardare, è sempre tanto, troppo per un vino che vorrebbe apparire agli occhi del mondo "raro e caro". Ma non va dimenticato che, più dell'Amarone, è il Ripasso il cavallo da tiro della denominazione, i quantitativi del quale sono legati a filo doppio a quelli del fratello maggiore: lecito supporre che le sorti di questo vino sui mercati stiano a cuore ai produttori come e forse più di quelle dello stesso Amarone della Valpolicella.

E gli altri vini? E il Valpolicella d'annata? Sono sempre di meno le aziende che lo producono. Perchè farlo bene costa, "e a certi prezzi nessuno te lo compra", dicono. Forse perché non lo conoscono. Forse perché hanno ancora in mente certi Valpolicella insulsi e anonimi, fatti con quel poco che rimane dalla raccolta dei grappoli da mettere in fruttaio.

Ma, cari tutti, la terra dei grandi rossi veronesi si chiama Valpolicella. Non Amaronia o Ripassa. Trascurare il vino che porta il suo nome è, semplicemente, da stupidi. E se tanti produttori si ostinano in comportamenti stupidi, tocca al mercato - a noi consumatori - dargli qualche lezione (dopotutto, il vino lo fanno per venderlo a noi).

Per l'Amarone, cominciamo,  almeno noi italiani (sull'estero il lavoro di acculturazione è sempre più  lungo e complesso) a disdegnare l'ultima annata in commercio e a ricercarne di più vecchie. Oppure a comprarla e a dimenticarla in cantina.

Per il Valpolicella d'annata, impariamo a conoscerlo. Terroir Amarone ricomincerà le sue serate partendo da qui (23 ottobre 2012, alla Trattoria Dalla Rosa di San Giorgio di Valpolicella).

Dalla (dimenticata) base.

Consorzio Valpolicella e "Famiglie", prove di dialogo

Davide Gaeta

Riceviamo e volentieri pubblichiamo: COMUNICATO STAMPA

DAVIDE GAETA COORDINATORE DEL TAVOLO DI CONCERTAZIONE COSTITUTO TRA IL CONSORZIO VINI VALPOLICELLA E L’ASSOCIAZIONE DELLE FAMIGLIE DELL’AMARONE D’ARTE.

(Verona, 22 agosto 2012). Come anticipato a gennaio, nel corso di Anteprima Amarone 2008, il Consorzio Tutela Vini Valpolicella, attraverso il proprio Cda, ha deciso la costituzione di un tavolo di concertazione per individuare linee condivise sulla gestione futura della denominazione. Un passaggio che è stato ritenuto di fondamentale importanza, alla luce della discussione interna maturata tra chi auspica una limitazione della quantità di Amarone e Ripasso (tale da mantenere prezzi e valore aggiunto più elevati grazie al prestigio dei singoli marchi) e chi è convinto che lo sviluppo delle quantità abbia portato ad una valorizzazione complessiva delle produzioni e ad una ricchezza equamente distribuita sul territorio. Consolidare il successo dell’Amarone e tutelarne la produzione, unitamente a quella delle altre denominazioni della Valpolicella, sono i punti fermi a cui guarda il Consorzio nell’istituzione del tavolo, i cui argomenti cardine verteranno su:

- l’osservatorio continuativo vini tutelati dalla doc valpolicella, che non è un elenco dei prezzi di vendita delle aziende, ma un’analisi statistica dei vini afferenti alla denominazione presenti nella GDO in Italia e su otto mercati esteri, così da valutarne il reale posizionamento e quindi la percezione che di essi ha il Consumatore; - il nuovo ruolo e le nuove funzioni attribuite dalla legge al Consorzio a cui spettano le attività, con funzioni ERGA OMNES, di gestione e programmazione del potenziale produttivo, promozione e valorizzazione della denominazione, oltre che di tutela e vigilanza. Una sfida che chiama tutti a collaborare in nome di una garanzia estesa a tutti coloro i quali concorrono al successo della filiera; - il valore di Brand della denominazione e la sua sinergia con i marchi privati.

Il Presidente Christian Marchesini con il Consiglio di presidenza del Consorzio per la Tutela dei Vini Valpolicella e Sandro Boscaini, in rappresentanza dell’Associazione delle Famiglie dell’Amarone d’Arte che riunisce 12 tra i più storici produttori, hanno affidato a Davide Gaeta, produttore socio del Consorzio e docente universitario, il ruolo di coordinatore della discussione fra gli esponenti della filiera nell’ambito dell’ambizioso programma di valorizzazione della denominazione di origine Valpolicella. Scopo dell’incarico sarà la realizzazione di un programma comune, in stretta relazione con la Direzione ed il Consiglio, di scelte strategiche e comunicative tra brand aziendali e collettivi anche alla luce dei risultati che emergeranno dall’osservatorio prezzi internazionali dell’Amarone. Davide Gaeta, docente presso l’Università degli Studi di Verona, con cattedre in Economia dell’impresa vitivinicola e politica vitivinicola, è una figura molto conosciuta nel mondo del vino. Tra gli studiosi più accreditati e qualificati del settore, ha sempre affiancato alla propria carriera di docente importanti esperienze manageriali e noti incarichi istituzionali. La nomina del prof. Gaeta ha trovato unanime consenso anche in virtù della sua qualifica di Produttore di Amarone, titolare della Società Agricola Eleva a San'Ambrogio in Valpolicella, socia del Consorzio.

Soddisfazione da parte del Presidente delle Famiglie Storiche dell’Amarone Sandro Boscaini, che valuta positivamente il fatto che la discussione prenda il via sotto l’egida dell’autorevolezza di Davide Gaeta, oltretutto amico dell’Amarone e di chi lo produce. “Il tavolo si rende necessario – evidenzia – perché, nonostante il buon operato del Consorzio, all’interno di esso ci sono di fatto due anime. Da una c’è parte chi, come le Famiglie Storiche, si è sempre adoperato perché l’Amarone fosse sinonimo di un prodotto ineccepibile, posizionandolo all’apice nel mercato, ed elemento traino di tutti i vini della Valpolicella, volontà queste espresse in uno specifico manifesto nel quale i soci si riconoscono. E’ stato questo incessante lavoro, che ha prima elevato e poi mantenuto il prestigio del prodotto, a decretarne il successo, di cui si sta avvantaggiando anche chi, rappresentando la seconda anima, è più interessato a sfruttarne la fama per un mercato di più largo consumo, spesso senza un’adeguata attenzione a quell’eredità che ha fatto dell’Amarone la bandiera del territorio.” “Un’occasione da cogliere per sviscerare le problematiche della denominazione e appianare le divergenze”, anche per il Presidente del Consorzio Christian Marchesini, il quale auspica che il tavolo di concertazione sia l’abbrivio per dare forma alla visione futura della denominazione e alle sue prospettive. “Il professor Gaeta è conosciuto e apprezzato da tutti per la competenza e l’equilibrio che lo contraddistinguono. – afferma – Siamo convinti che l’apertura del tavolo sarà anche un’occasione per incrementare la collaborazione con l’Università di Verona nella direzione di creare un polo enologico veronese di alta qualità.”

Consorzio Tutela Vini Valpolicella cvalpolicella.rtv@libero.it

Ufficio stampa Famiglie dell’Amarone d’arte: interCOM: Benny Lonardi: 334/6049450 - direzione@agenziaintercom.it

A Villa Rizzardi c'è una meraviglia di giardino

Teatro di verzura dei Giardini Guerrieri Rizzardi

La Valpolicella non è solo terra di grandi vini: è anche terra di celebri e magnifiche ville venete. Basti pensare a Villa Santa Sofia, unico esempio di architettura palladiana (peraltro incompiuta) in territorio veronese. O a Villa Guerrieri Rizzardi. Entrambe sono immerse in uno spettacolare parco, ma mentre quello della prima non è quasi mai aperto, il giardino della seconda è più...abbordabile: le occasioni per visitarlo sono più d'una nel corso dell'anno. E una di queste si presenta proprio domenica 10 giugno, dalle 11 alle 18, in occasione della giornata delle "Dimore Storiche" d'Italia. Il giardino di Pojega - così si chiama la tenuta dei conti Guerrieri Rizzardi in quel di Negrar - fu creato per essere “posato” sulla distesa di vigneti e così ancora oggi ci appare: come un cuscino appoggiato su quella trama di prezioso broccato che sono le vigne.  Fu commissionato dal conte Antonio Rizzardi (1742-1808) all’architetto Luigi Trezza (1752-1823), che lo realizzò tra il 1783 e 1796.

L'idea del conte Rizzardi era di creare un giardino che «contenesse angoli segreti quali già vagheggiati da poeti e filosofi» e il cui centro fosse il “desiderio del cuore”, rappresentato a Pojega dalla fontana rotonda racchiusa da quinte in cipresso, mortella e lauro. A questa ispirazione di carattere umanistico-arcadico desiderò unire anche un grande senso della scenografia e del paesaggio, facendo di Pojega il “trionfo della prospettiva”.  Luigi Trezza preservò il concetto di giardino all’italiana, spettacolare e formale, conciliandolo con un concetto di disegno romantico, che realizzò nel boschetto. Nel tempo, la struttura di questo giardino (i cui disegni sono conservati nella Biblioteca Civica di Verona) è diventata famosa per essere l'ultima del suo genere a suo genere a essere creata in Italia.

Il giardino si estende su un’area di 35 mila metri quadri ed è disposto su tre diversi livelli paralleli, con un’appendice semicircolare dalla quale è stato ricavato il “teatro di verzura”: di chiara ispirazione greca, con siepi di bosso, questo teatro presenta sette ordini di gradinate in bosso intersecate da tre volate di gradini ed è uno dei più conosciuti al mondo.

Se per architetti e storici dell'arte, il cognome nobiliare Guerrieri Rizzardi è sinonimo di villa veneta e giardino all'italiana, per i wine lovers è però sinonimo di Valpolicella, Bardolino, Amarone, Ripasso: e infatti, da queste tenute i conti producono cru come Pojega ripassoClos Roareti,   Villa Rizzardi Amarone e Calcarole Amarone.

In occasione dell'apertura al pubblico di questo celebre giardino, verrà offerto ai visitatori anche un assaggio di Pojega Ripasso: un'opportunità da non lasciarsi sfuggire. Passeggiando in questa meraviglia di giardino, non si potrà che rimpiangere l'irrimediabile estinzione di uomini di cultura e intelligenza come Antonio Rizzardi e Luigi Trezza, il cui culto per la bellezza ci ha regalato capolavori come questo giardino, che tutto il mondo c'invidia.

Giardino di Pojega

Via Pojega 10

37024 Negrar, Valpolicella, Verona

info@pojega.com – www.pojega.com

tel 045-7210028 dal lunedì al venerdì  –  8:30-12:30/14:00-18:00

mail@guerrieri-rizzardi.it – www.guerrieri-rizzardi.it