La Pietra e il Vino: convegno, passeggiata e degustazione

La Pietra e il Vino: convegno, passeggiata e degustazione

Dalle marogne ai muretti lavici del vulcano, una giornata alla scoperta della biodiversità che unisce due territori così lontani come la Valpolicella e la zona dell’Etna. “La Pietra e il Vino”, in programma sabato 23 marzo a S.Giorgio di Valpolicella, è non solo un convegno, ma una intera giornata dedicata al racconto di uomini e vini che vivono la terra in ambienti molto diversi e al tempo stesso con molti elementi comuni; primi tra tutti, i tradizionali muretti a secco che in entrambe le aree sostengono i vigneti.

Gli appuntamenti sono condotti da Elisabetta Tosi, giornalista del vino e blogger, e Giampiero Nadali, wine blogger, in collaborazione con la Trattoria Dalla Rosa Alda di San Giorgio di Valpolicella (VR)...

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Il rosso, il verde e il bianco: quando il territorio prevale

Il rosso, il verde e il bianco: quando il territorio prevale

No, non stiamo alludendo ai colori della bandiera nazionale, ma alle suggestioni cromatiche cui rimandavano i vini che abbiamo assaggiato martedì 26 febbraio al Gran Can RistorArte Wine Hotel di Pedemonte (VR), nel corso della serata "Vini Uomini Terre". Sul tavolo sono sfilati ben 9 vini diversi, di 5 annate, provenienti dalle due zone della Valpolicella: l'Ovest (Marano) e l'Est (Mezzane). Sei le aziende che hanno contribuito alla disamina di queste aree, più simili di quel può sembrare: AntoliniCa' la BiondaNovaiaTerre di Leone e Corte Fornaledo di Marano, Tenuta Sant'Antonio e Latium per Mezzane...

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26 febbraio: Valli a confronto

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Due valli - Marano e Mezzane - e in mezzo la città. Climi e suoli abbastanza simili, aziende e stili diversi. Anche questa è Valpolicella. Nella serata del 26 febbraio al Gran Can di Pedemonte, assaggeremo Valpolicella d'annata, Ripasso, Amarone e Recioto dell'una e dell'altra parte, delle annate 2011, 2010, 2008, 2008. Queste le aziende che parteciperanno:   Antolini,Novaia, Ca' La Bionda, Corte Fornaledo, Terre di Leone, Tenuta Sant'Antonio, Latium. Il tutto, ovviamente, alla cieca, per lasciar parlare i vini (prima dei produttori).

Amarone della Valpolicella 2001: note di degustazione

Il nostro amico Max Perbellini, tra i co-fondatori di Terroir Amarone, è un ottimo degustatore e buon conoscitore della Valpolicella. Da fedelissimo delle nostre serate qual'è, non poteva mancare a quella degli Amarone "adulti". Sul sito di Laura Franchini trovate le sue note di degustazione.

"Vini Uomini Terre": la serata dell'Amarone della Valpolicella 2001

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C'è il campione fresco e piacevolmente floreale, da bere subito, e quello che si presenta più chiuso e scontroso, come se chiedesse di essere ancora lasciato in pace a maturare in bottiglia. Quello che appare pronto e maturo al punto giusto, e quello che non dimostra la sua età. Alla prova della degustazione, l'annata 2001 dell'Amarone della Valpolicella ha dimostrato ancora una volta che il tempo gioca a favore di questo vino: gli Amarone delle aziende che abbiamo testato si sono dimostrati tutti all'altezza delle aspettative. Come già lo scorso anno, anche questa volta si è potuto constatare che solo il lungo invecchiamento regala all'Amarone tutta quella profondità e complessità che l'hanno reso famoso nel mondo, senza nulla togliere alla piacevolezza del bere. Con questa orizzontale di una sola annata (uniche eccezioni, due vini del 2000) si è inaugurata la nuova stagione di serate di Terroir Amarone, che si svolgeranno in collaborazione con  il RistorArte Gran Can Hotel di Pedemonte : nei prossimi mesi, con il titolo "Vini Uomini Terre" il Gran Can e TA ospiteranno serate di degustazione e  momenti di confronto tra vini della Valpolicella (e non solo). L'occasione inaugurale ha visto 9 aziende della Valpolicella accettare di mettere in gioco i propri vini in una degustazione alla cieca; i campioni perciò sono stati presentati a gruppi di tre (accompagnati da un antipasto, un primo piatto di pasta, un secondo di carne bianche e verdure e una fetta di torta di pane al cioccolato). In questo modo i partecipanti alla serata hanno potuto concentrarsi unicamente su ciò che avevano nel bicchiere, senza condizionamenti. Le sorprese non sono mancate: accanto ad Amarone finalmente pronti per essere consumati, alcuni sono sembrati ancora molto giovani, mentre ad altri si è pronosticato ancora qualche anno di felice longevità. La diversità dei suoli di provenienza delle uve - le aziende coinvolte appartenevano a tutta la denominazione, e a cantine di dimensioni differenti - si sono rivelate soprattutto nella struttura dei vini (più o meno imponente e alcolica) e nei profumi (che variavano dal floreale al terziario passando per la cioccolata e la frutta macerata in alcol). Alla fine, tutti ci siamo alzati molto soddisfatti: l'esperienza è valsa la pena, anche perchè capita sempre più raramente di riuscire a organizzare assaggi di Amarone di vecchie annate. Giudicata, all'epoca, un'annata di qualità buona, dopo più di 10 anni il 2001 si sta rivelando molto più buono del previsto. E poiché le bottiglie in giro sono sempre più rare, il consiglio non può che essere uno: se ne trovate qualcuna dei produttori che abbiamo assaggiato, compratela subito. Questi i vini protagonisti della serata:

  • Bertani Amarone della Valpolicella DOC 2001
  • Corte Rugolin Amarone della Valpolicella DOC 2001
  • Meroni Velluto Amarone della Valpolicella DOC 2001
  • Nicolis Amarone della Valpolicella DOC 2000
  • Santa Sofia Amarone della Valpolicella DOC 2001
  • Speri Vigneto Monte Sant'Urbano Amarone della Valpolicella DOC 2001
  • Tommasi Ca' Florian Amarone della Valpolicella DOC 2001
  • Villa Canestrari: Amarone della Valpolicella DOC 2001
  • Nicolis Amarone della Valpolicella DOC 2000
  • Cantina Negrar Domini Veneti Jago Amarone della Valpolicella DOC 2000

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Amarone: a noi piace maturo

vinacce Amarone

L'Amarone della Valpolicella è tra i più grandi vini rossi italiani, riconosciuto come tale anche nel resto del mondo. E come tutti i vini di questo tipo, ha bisogno di tempo per esprimersi al meglio. Molto tempo. Per questo non è mai consigliabile consumarlo prima che sia davvero pronto, cioè dopo pochi anni dalla vendemmia. Viceversa, i tempi sempre più accelerati del consumo e del commercio, unitamente ad una certa dose di avidità sia dei consumatori che dei produttori, ha portato ad una immissione sul mercato di annate sempre più recenti. L'Anteprima Amarone 2013, per esempio, permetterà di assaggiare la vendemmia 2009, che qualcuno è già riuscito a vendere in giro per il mondo.

Ma a noi del club "ogni frutto alla sua stagione"  - e che mai pretenderemmo di mangiare l'anguria a Natale - l'Amarone piace maturo. L'annata giusta da stappare perciò è il 2001, o il 2002 al massimo. Due vendemmie tutt'altro che facili, che al loro esordio diedero più di un grattacapo ai produttori. Il 2002 anzi è un'annata che quasi non esiste, perchè molte aziende hanno rinunciato a imbottigliarla. Per questo assaggiare i pochi esemplari di vini che presenteremo alla serata del 22 gennaio del Gran Can di Pedemonte sarà sicuramente interessante.

Al momento, gli Amarone della Valpolicella che verseremo nei bicchieri saranno i seguenti:

  • BertaniAmarone della Valpolicella DOC 2001
  • Cantina Negrar - Domini Veneti  Jago Amarone della Valpolicella DOC 2001
  • Corte RugolinAmarone della Valpolicella DOC 2001
  • Meroni Velluto Amarone della Valpolicella DOC 2001
  • Nicolis Amarone della Valpolicella DOC 2001
  • Santa SofiaAmarone della Valpolicella DOC 2001
  • SperiSant'Urbano Amarone della Valpolicella DOC 2001
  • TommasiCa' Florian Amarone della Valpolicella DOC 2001
  • Villa CanestrariAmarone della Valpolicella DOC 2001

Altri se ne potrebbero aggiungere.

La serata prevede un numero limite di partecipanti, per prenotarsi tel. 045 7701911, oppure scrivere nel gruppo su Facebook: 

http://www.facebook.com/groups/terroiramarone/

Le serate di Terroir Amarone 2012-2013

Veduta da S.Giorgio di Valpolicella

Ricominciamo.Confortati dal successo dello scorso anno (all'ultima serata hanno partecipato una cinquantina di persone), riproponiamo anche quest'anno i nostri incontri come Terroir Amarone.

L'obiettivo è semplice: raccontare la Valpolicella, i suoi vini e gli uomini che li fanno.

Ricominciamo.

Confortati dal successo dello scorso anno, dove all'ultima serata tenutasi in un sera di quasi-estate hanno partecipato una cinquantina di persone, riproponiamo anche quest'anno i nostri incontri come Terroir Amarone.

L'obiettivo è semplice: raccontare la Valpolicella, i suoi vini e gli uomini che li fanno. Senza pose da guru mediatici, senza la prosopopea di chi la sa sempre più lunga degli altri, o della folta schiera di coloro che vorrebbero dare un nome alle TUE sensazioni (spiacenti, questo è un compito squisitamente personale!).

Raccontiamo la Valpolicella terra-terra (intesa come suoli...) e quella aria-aria (intesa come sogni, aspirazioni e obiettivi a lungo termine dei suoi vignaioli). Quest'anno vogliamo concentrarci sui fondamentalia

Senza pose da guru mediatici, senza la prosopopea di chi la sa sempre più lunga degli altri, o della folta schiera di coloro che vorrebbero dare un nome alle TUE sensazioni (spiacenti, questa è un'incombenza squisitamente personale!).

Raccontiamo la Valpolicella terra-terra (intesa come suoli...) e quella aria-aria (intesa come sogni, aspirazioni e obiettivi a lungo termine dei suoi vignaioli).

Quest'anno vogliamo concentrarci sui fondamentali: l'essere dei vini della Valpolicella. Siamo convinti che, travolti e un po' sconvolti dal successo degli ultimi vent'anni, la vera essenza dei rossi valpolicellesi sia andata appannandosi nelle menti non solo dei produttori, ma degli stessi consumatori.

Perciò ripartiremo dall'a-b-c-: dal Valpolicella base. Quello che fa - o dovrebbe fare - i grandi numeri produttivi, il vino della buona tavola quotidiana. 

L'appuntamento è, come sempre, alla Trattoria Dalla Rosa Alda di S.Giorgio di Valpolicella, alle 20.30 di martedì 23 ottobre, per una degustazione di vini Valpolicella accompagnata da una cena leggera. I posti sono limitati: perciò prenotatevi al n. tel. 045. 7701018. Il costo è il solito: 25 euro/persona.

Con noi, quella sera ci saranno alcuni produttori che racconteranno i loro Valpolicella. Ci spiegheranno perchè, malgrado tutto, si ostinano a destinare una parte scelta delle loro uve a questo vino (anzichè appassire tutto quello che le vigne producono...); che cosa significa per loro il Valpolicella?  

Con il loro aiuto, cercheremo di capire le caratteristiche di un autentico Valpolicella; perchè, a buon consumator... poche parole!

Il Recioto della Valpolicella, il re che c'era

Recioto label
Recioto label

Il Recioto della Valpolicella sta diventando un vino sempre più raro. Molti produttori hanno smesso di farlo, e anche tra quelli che ancora lo producono non è facile trovarne di davvero buoni. Perchè questo è un vino viscerale: per essere buono deve innanzitutto piacere a chi lo fa. Solo una forte, radicata passione personale, infatti, giustifica l’impegno, il rischio, il lavoro e il costo di questo vino che ti costringe a tenere sotto stretto e costante controllo le lunghe settimane d’appassimento, e poi a sorvegliarne giorno e notte la fermentazione, cercando ogni volta di centrare  quel precarissimo equilibrio tra zuccheri-acidità-alcol-tannini che ogni annata propone in quantità e qualità diverse. Da un punto di vista legale, in Italia solo tre vini dolci da uve appassite possono fregiarsi per legge dell’etichetta Recioto; il rosso della Valpolicella, e i bianchi  di Soave e di Gambellara, a dimostrazione di quanto particolare e a tratti esclusiva sia la tecnica di produzione di questo vino.

Il quale non è semplicemente un prodotto da uve appassite e fermentazione interrotta, ma un vino poliedrico che può esprimersi in maniere molto diverse, al punto da arrivare ad accontentare  perfino chi dice di amare poco o nulla i vini (cosiddetti) dolci. L’ultima degustazione con cena di Terroir Amarone (stagione 2011-2012) alla Trattoria dalla Rosa Alda è riuscita ad offrire un saggio efficace proprio di questa versatilità, che ha figurato benissimo perfino in tavola. Grazie alla collaborazione dei produttori, presenti quasi in toto, sono sfilati sulle tavole dei quasi cinquanta commensali* ben 10 diversi Recioto, significativi di 6 tipologie.

Bottiglie di Recioto a Terroir Amarone
Bottiglie di Recioto a Terroir Amarone

L’apertura è stata affidata al Recioto Spumante della Cantina di Negrar: discreto nei profumi e di una dolcezza misurata al gusto, ha accompagnato alla perfezione l’antipasto di crostini con formaggi caprini e gelatina di ciliegie, e gli amaretti pastellati. Insieme a questo, il Recioto Selũn Fiori del Paste 2011 (Recioto da sagra) di Luigi Marconi, medaglia d’argento al concorso enologico del Palio del Recioto di Negrar 2012 ha sfoderato profumi freschi e ciliegiosi.

Il risotto con le erbette e i fiori di zucchina ha introdotto la serie dei Recioto tradizionali, ovvero quelli affinati in acciaio: dai profumi sottili di ciliegia sotto spirito e la struttura snella, tipica dei vini della Valle di Marano i Recioto di Corte Fornaledo e Luigi Aldrighetti (entrambi annata 2009), mentre più speziato, sempre molto elegante e mai eccessivo, con sentori di prugna, noci e fichi secchi il Recioto di Antolini (annata 2005). A questi ha fatto seguito seguito il Reciotodell’azienda Secondo Marco (2009), affinato in legno “rigenerato”; profumi di piccoli frutti rossi stramaturi e zuccheri sotto controllo per un vino dolce che non vuol strafare. Sorprendente, molto diverso da tutti, volontariamente eccessivo nei profumi floreali (che nulla avevano da invidiare a quelli del...  moscato rosa) così come nel gusto e negli zuccheri, il Recioto della Valpolicella L'Eremita di Ca’ Rugate 2009: unico Recioto della Valpolicella Doc, è un vino sontuoso, difficile da abbinare perchè molto ricco, ma anche molto intrigante.

Questi vini hanno accompagnato un secondo piatto composto da un delicato filetto di maiale con salsa al vino rosso, pere e mousse di sedano di Verona.

Gran finale con tre tipologie tra il raro e l’introvabile: due Recioto Amandorlato e un liquoroso.

 Elisabetta Tosi presenta la degustazione alla Trattoria Dalla Rosa Alda, a San Giorgio di Valpolicella

Elisabetta Tosi presenta la degustazione alla Trattoria Dalla Rosa Alda, a San Giorgio di Valpolicella

La versione più generosa - perchè in bottiglia da 750 cl e non da 500... - è stata quella di Leonardo Cecchini: il suo Amandorlato 2007 fa coppia da sempre con la pissota, la tipica focaccia della Trattoria: un Recioto che sa di uva passa e viole. Vino signorilel’Amando, ultima creazione della Cantina di Negrar, contraddistinto da profumi di frutta rossa sotto spirito, prugne, cioccolato amaro e frutta secca assortita. In chiusura, il Fortificato dell’azienda Campagnola: un Recioto alcolizzato con brandy che profuma di fichi secchi e cacao.

Un vino completo, perfetto per la chiusura di una cena, per le chiacchiere tra amici o anche solo per la compagnia... di se stessi.

(*) chi dice che il vino dolce non interessa più a nessuno, mente.

Recioto della Valpolicella, il vino dell'amicizia

uva in appassimento

Il Recioto della Valpolicella è l'esame di maturità di un produttore. La dimostrazione definitiva del suo saper fare (il produttore) e saper essere (un produttore della Valpolicella)

L'Amarone puoi gestirlo, con il Recioto devi scendere a patti. Quando credi di averla spuntata, il vino si ribella e tutto quello che ottieni è un prodotto semplicemente dolce, spesso anonimo e insulso. A conti fatti, l'Amarone della Valpolicella è (relativamente) facile da realizzare: il Recioto, no.

In commercio si trovano tanti vini etichettati come Recioto della Valpolicella Docg, perchè legalmente lo sono: ma l'anima è un'altra cosa. Pochi ce l'hanno.

Il Valpolicella Ripasso è un vino tecnico, l'Amarone un vino tecnico e di stile, il Recioto è sensibilità e natura. La tecnica è importante, ma più importante ancora l'uva. Dev'essere la migliore della migliore annata; perciò se in giro trovate bottiglie di Recioto di ogni annata che il buon Dio manda in terra, sappiate che non contengono  emozioni, ma solo vini tecnicamente ben fatti ma dalla personalità incolore, perchè le annate da Recioto sono poche, sono ancor meno di quelle dell'Amarone.

Il Recioto è il vino più autentico della Valpolicella, quello in cui si esprime tutta l'arte e la scienza di un produttore in materia di viticoltura e vinificazione, la sua conoscenza dei vigneti e dell'ambiente, la sua capacità d'interpretare un'annata... Per questo in passato era considerato il vino più importante, il più pregiato; vino-medicina e vino dell'amicizia, da riservare agli ospiti più illustri e da offrire solo agli amici più cari. Lo tenevano in conto al punto da declinarlo in sette diverse tipologie: giovane, tradizionale (affinato in acciaio), rifermentato in bottiglia, innovativo (affinato in legno), liquoroso, spumante, amandorlato. Con il tempo, il cambiamento dei gusti, l'incapacità commerciale di adattarne la proposta ai diversi contesti, e la perdita del know how tecnico, buona parte di questa ricchezza è andata perduta, e oggi il  disciplinare riconosce solo 2 tipologie di questo vino: il Recioto fermo e il Recioto Spumante.

Ma le mode sono un pendolo; il futuro nel vino è spesso costruito riprendendo in mano il passato e rivisitandolo in chiave attuale. Oggi, qualche produttore sta tentando di recuperare le tessere perdute di quel mosaico di profumi e sapori che erano i diversi tipi di Recioto...

Convinti che i wine lovers e tutti gli appassionati di vini dolci in genere (e non) della Valpolicella (ma non solo), abbiano il diritto di saperne di più a proposito del Recioto e dei suoi volti, Terroir Amarone terrà una serata interamente e unicamente dedicata a questo vino martedì 29 maggio alle 20, presso la Trattoria dalla Rosa Alda, secondo le consuete modalità.

Porteremo in tavola Recioti dallo stile tradizionale e innovativo, amandorlati e non, spumanti e fermi... le sorprese non mancheranno. Il nostro auspicio è che, dopo questa serata, quando sentirete parlare di Recioto della Valpolicella potrete dire che non è il fratello negletto dell'Amarone, o il parente povero del Ripasso.

E' il loro padre.

Valpolicella Ripasso: la degustazione verticale (e incrociata)

  La  degustazione  di Ripasso della Valpolicella alla Trattoria Dalla Rosa Alda

La degustazione di Ripasso della Valpolicella alla Trattoria Dalla Rosa Alda

Non capita spesso di riuscire a mettere insieme vecchie annate di Valpolicella Ripasso per tentare una verticale incrociata. Che fosse un’occasione unica l’hanno ben capito sia i produttori che hanno accettato di partecipare, sia soprattutto gli appassionati che non hanno voluto mancare alla serata. Tutto esaurito perciò, anche questa volta, alla Trattoria Dalla Rosa Alda, “base” delle degustazioni 2011-2012 di Terroir Amarone.  Perfino più dell’Amarone, il Valpolicella Ripasso è un vino di tecnica,  nel quale più del territorio emerge lo stile aziendale. Le uve tradizionali della Valpolicella - corvina, rondinella, molinara, corvinone, oseleta, croatina... -  non brillano per particolari doti di aromaticità o colore, e quando la viticoltura era finalizzata a fornire un prodotto alimentare e non edonistico, le coltivazioni intensive non potevano che dare uve in quantità, ma di qualità non eccelsa. E poichè anche in passato le produzioni migliori erano dirottate sui cosiddetti vini fini, di pregio, destinati alla vendita, per il consumo familiare bisognava accontentarsi di vini freschi molto semplici, scarichi di colore e leggeri di corpo.

Per dotare questi Valpolicella di una marcia in più, l’ingegno contadino si era allora inventato una tecnica tanto semplice quanto efficace: il ripasso del vino fresco sulle vinacce del Recioto (l’Amarone vero e proprio era di la’ da venire...). Ripasso che, all'epoca, era esattamente quel che diceva d'essere: un versare-il-vino-sulle-vinacce-recuperandolo-subito. Ma già questo era sufficiente per regalare a quel vinello un po’ di colore e di sostanza in più.

Non capita spesso di riuscire a mettere insieme vecchie annate di Valpolicella Ripasso per tentare una verticale incrociata. Che fosse un’occasione unica l’hanno ben capito sia i produttori che hanno accettato di partecipare, sia soprattutto gli appassionati che non hanno voluto mancare alla serata. Tutto esaurito perciò, anche questa volta, alla Trattoria Dalla Rosa Alda, “base” delle degustazioni 2011-2012 di Terroir Amarone.  Perfino più dell’Amarone, il Valpolicella Ripasso è un vino di tecnica,  nel quale più del territorio emerge lo stile aziendale. Le uve tradizionali della Valpolicella - corvina, rondinella, molinara, corvinone, oseleta, croatina... -  non brillano per particolari doti di aromaticità o colore, e quando la viticoltura era finalizzata a fornire un prodotto alimentare e non edonistico, le coltivazioni intensive non potevano che dare uve in quantità, ma di qualità non eccelsa. E poichè anche in passato le produzioni migliori erano dirottate sui cosiddetti vini fini, di pregio, destinati alla vendita, per il consumo familiare bisognava accontentarsi di vini freschi molto semplici, scarichi di colore e leggeri di corpo. Per dotare questi Valpolicella di una marcia in più, l’ingegno contadino si era allora inventato una tecnica tanto semplice quanto efficace: il ripasso del vino fresco sulle vinacce del Recioto (l’Amarone vero e proprio era di la’ da venire...). Ripasso che, all'epoca, era esattamente quel che diceva d'essere: un versare-il-vino-sulle-vinacce-recuperandolo-subito. Ma già questo era sufficiente per regalare a quel vinello un po’ di colore e di sostanza in più.

Bertani Secco 1953
Bertani Secco 1953

Oggi le cose sono molto cambiate, e l’evoluzione stilistica da un certo modo d’intendere il ripasso, più legato alle sue origini, all’attuale pratica, è rintracciabile nei vini che abbiamo assaggiato.

Pensati (anche) per durare nel tempo i Ripasso fino agli anni ’90, progettati per essere godibili e venduti subito tutti gli altri (con poche, lodevoli eccezioni). Non è un caso se certi Ripasso, all'estero, sono stati subito ribattezzati baby Amarone: vini che per alcolicità, colore, struttura niente hanno da invidiare all'Amarone vero e proprio, salvo, forse, qualche profumo di frutta fresca in più. Di fatto,si tratta di vini che hanno abbandonato il loro essere Valpolicella (fatto di freschezza e acidità) per presentarsi già maturi, con sentori di marmellata, confettura, caffè. I vini che abbiamo assaggiato, com’era prevedibile, più che il terroir d’origine riflettevano, almeno in parte, le caratteristiche dell’annata: evidentissime, per esempio, le note del calore dell’estate 2003 nei sentori d’incenso del Valpolicella Superiore Ripasso dell’azienda Monte Faustino di San Pietro Incariano.

Tutte le bottiglie comunque, se si escludono un paio di esse tradite dalla scarsa qualità del tappo, hanno dimostrato una buona tenuta: in particolare, ha sorpreso la freschezza del Valpolicella Superiore Ripasso La Casetta 1993 della Cantina di Negrar.Guest star della serata, e non poteva essere altrimenti, il Secco Bertani, elegantissimo al naso e in bocca. Un vino d’altri tempi che, a dispetto del tempo che avanza, resta quello che è sempre stato. Un benchmark.Questi i vini della serata: